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SPY FINANZA/ Così la Fed può "mandare in tilt" i mercati

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Janet Yellen (Infophoto)  Janet Yellen (Infophoto)

Inoltre, anche l'indice della fiducia dei consumatori di Gallup nell'ultima rilevazione è peggiorato rispetto allo scorso anno, nonostante in questo lasso di tempo il tasso ufficiale di disoccupazione sia sceso e il prezzo del gas sia rimasto in area 2-2.50 dollari al gallone. In effetti, il primo grafico a fondo pagina ci mostra come l'indice di fiducia dei consumatori misurato dal Conference Board sia ai massimi e sia rimbalzato molto negli ultimi cinque anni: chi ha ragione? Io vi posso dare solo un elemento per scegliere: Gallup è il primo istituto demoscopico del Paese ed è privato, il Conference Board è un ente governativo. Ma c'è dell'altro, ovvero il secondo e il terzo grafico, freschi freschi di venerdì scorso: le vendite al dettaglio sono in pieno livello recessivo su base annua e anche la ratio tra scorte e vendite nel comparto retail sono precipitate a livello che gli Usa non hanno mai vissuto al di fuori di un periodo di recessione economica ufficiale e conclamata. E visto che il Pil Usa è retto dai consumi per il 70%, forse questi ultimi due dati sembrano dare ragione a Gallup. 

Terza e ultima ragione, il disequilibrio macro in cui versa l'economia a livello globale, con i Paesi emergenti in testa a causa della fine del super-ciclo delle commodities e il crollo dei prezzi delle stesse materie prime. Bene, guardate il quarto grafico, il quale ci mostra come dopo il Commodity Index di Bloomberg, crollato ai minimi da 16 anni, ora siano i metalli industriali di base a gridare recessione, essendo crollati del 50% dai massimi del 2011! L'indice contempla materiali fondamentali per l'industria come rame, zinco, nickel, alluminio, stagno e piombo. 

E l'ultimo grafico ci mostra tutta la follia che pervade il mondo assuefatto al denaro a pioggia delle Banche centrali: la Borsa cinese, il Paese più industriale di tutti e fino a poco tempo fa onnivoro di metalli industriali, è già risalta del 24% dai minimi di agosto, nonostante il crollo dei prezzi delle commodities base. 

La Fed non può alzare, non ci sono le condizioni macro. Il problema è però quello di cui vi parlavo all'inizio, la percezione di debolezza che un niente di fatto il 16 dicembre invierebbe ai mercati equities, già in correzione. Se alza per questo motivo, l'azzardo è enorme. Ma potrebbe esserci dietro anche un calcolo, abbastanza criminale: i tonfi borsistici che potrebbero seguire, aprirebbero la strada a un ripensamento abbastanza rapido dopo una correzione di fatto salutare, visto i multipli di utile per azione che girano a Wall Street e si potrebbe riabbassare, andare addirittura in negativo e far partire un nuovo Qe. In compenso, i mercati emergenti verranno schiantati. Russia in testa. 

 

 

 

 

 



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