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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Così la guerra all'Isis "aiuta" Wall Street

Per MAURO BOTTARELLI sui mercati finanziari incombono molti rischi e diverse incognite che la guerra al terrore e all'Isis può allontanare, scongiurando un altro 2008

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In questi giorni di caos, paura e indignazione, sto seguendo - un po' per dovere professionale, un po' per interesse personale - tutti i talk-show che si susseguono nei vari palinsesti e sulle varie emittenti. Una nota li contraddistingue tutti: la gamma dei pensieri degli ospiti, siano essi politici o giornalisti, è uno spettrometro di ovvietà declinate in maniera più o meno becera e semplificata. Si passa dai fallaciani duri e puri ai buonisti più ottusi, tutti accomunati da uno schema fisso: o con l'Islam non si può coesistere tout-court oppure è colpa nostra che siamo andati per primi a mettere il naso in casa altrui. Ovvero, si passa dalla teofobia un po' xenofoba all'auto-flagellazione terzomondista. Oggi proverò a darvi un'altra interpretazione di quanto sta accadendo e, ve lo dico in anticipo, lo farò in maniera brutale ma con la sincerità che avrei se dovessi parlare del tema con il mio migliore amico davanti a una birra il venerdì sera. 

Partiamo dal concetto base che poi cercherò di articolare: scegliete, o la guerra al terrore che stiamo per vivere o un altro 2008 ma al cubo, ovvero il rischio concreto di tracollo del sistema finanziario. Non ci sono alternative praticabili, visto il punto a cui siamo arrivati. Vediamo qualche cifra, almeno non mi prendete per pazzo già dalle prime righe. Nel giugno del 2014, ultimo dato depurato disponibile, la mole dei derivati over-the-counter (quelli scambiati al di fuori delle piattaforme regolamentate) è scesa del 3%: e sapete a quanto ammonta dopo questo calo? È passata da 711 a 691mila miliardi di dollari! Sono dati ufficiali della Bri, la Banca per i regolamenti internazionali. Siamo a livello di 10 volte l'economia mondiale, dieci Pil del mondo in nozionale di contratti derivati di ogni genere, ma, soprattutto, swap sui tassi di interesse. 

In parole povere, bombe innescate e ticchettanti che le banche mondiali hanno iscritto a bilancio - al netto degli off-setting alla Fausto Tonna, stile Deutsche Bank - e su cui siedono i loro destini. Possono andare a zampe all'aria in un attimo, se parte la catena del rischio di controparte per un qualsiasi shock sistemico, vedi un aumento inaspettato dei tassi da parte della Fed che scateni l'inferno sulle esposizioni ai mercati emergenti. Pensate che questo schifo non venga prima o poi a presentare il conto? Peccato che se dovesse farlo ora, il 2008 si tramuterebbe in una passeggiata nel parco. E vi spiego perché. 

Guardate il primo grafico a fondo pagina, ci mostra come tra il quarto trimestre del 2007 e il secondo trimestre dell'anno scorso, a livello mondiale il carico di debito totale (privato, corporate, governativo e finanziario) sia aumentato di qualcosa come 57 triliardi di dollari e ora veda una ratio rispetto al Pil globale del 286%! Capite cosa significherebbe una crisi sistemica stile 2008 in un mondo che ha fondamentali macro devastati, nonostante le balle sulla ripresa Usa che i grandi media ci propinano e un carico debitorio totale cresciuto a dismisura? Guardate il secondo grafico, è l'indice manifatturiero globale di JP Morgan dello scorso settembre: siamo tornati ai livelli del giugno 2013, altro che ripresa. La Cina sta rallentando e deve fare i conti con un diluvio di liquidità immessa negli anni e che adesso rischia di far scoppiare bolle ovunque nel sistema bancario come in quello economico se prosegue con il deleverage forzato, gli Usa - Paese che basa il 70% del proprio Pil - ha il dato delle vendite al dettaglio ai minimi dalla crisi finanziaria e ora rischia di pagare un prezzo ancora più caro al dollaro in continuo rafforzamento. 

Non metto bocca sul casinò di Wall Street, di fatto un immenso verminaio di carta senza valore che però trada su multipli di utile per azione da mani nei capelli. Prendiamo proprio questo punto e guardate l'infografica più sotto, ci spiega lo schema Ponzi dei buybacks azionari, ovvero il riacquisto di propri titoli da parte di aziende quotate, che ha tenuto ai massimi record Wall Street fino alla scorsa estate. A cosa sono serviti quei buybacks? A garantire il pagamento dei dividendi agli azionisti e soprattutto i bonus ai manager, il tutto manipolando proprio con i riacquisti i multipli di utile per azione del titolo e il suo valore azionario, abbassando il flottante. 


COMMENTI
19/11/2015 - miliardi e triliardi (Fabrizio Terruzzi)

Bottarelli mi pare che ci sia una gran confusione ma miliardi e triliardi, le cifre esposte non sono coerenti. L'economia mondiale sarebbe un decimo del valore dei derivati otc ? Quindi = 7 x 10^13 (e mi pare giusto). L'aumento dei debiti (2007-14) sarebbe pari a 57 triliardi? Ovvero = 57 x 10^21 !! Veda un po' lei. Fabrizio