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CASO PALENZONA/ Se il Riesame (in banca) non è uguale per tutti

Il Tribunale del Riesame di Firenze ha smontato in tempi rapidissimi l'impianto accusatorio della Procura contro Fabrizio Palenzona: ma è un caso raro. Di SERGIO LUCIANO

Fabrizio Palenzona, vicepresidente di UniCredit Fabrizio Palenzona, vicepresidente di UniCredit

Se i “Tribunali del riesame” funzionassero sempre, in questo Paese, come quello di Firenze nel caso delle accuse a Fabrizio Palenzona, vivremmo in un mondo migliore. Ne va dato atto ai giudici. E tante scuse al sospettato. Sì, un’indagine resta, ma ormai quasi priva del “corpo del reato”: i finanziamenti allegri per i quali si sarebbe speso Palenzona all’imprenditore Bulgarella non sono mai stati erogati, quindi o non è vero che l’alto banchiere se n’era interessato o, quand’anche, la cosa è rimasta nell’ambito del lecito e non ha prodotto effetti indebiti.

Peraltro, se i tempi del diritto fossero sempre questi, Palenzona avrebbe anche potuto autosospendersi, come più d’uno (e noi tra questi) aveva auspicato, con la soddisfazione di veder limitato a due settimane il proprio sacrificio in nome della serenità gestionale di Unicredit. Quel che resta, nello specifico, è solo l’opportuno richiamo che la vicenda ha sortito circa l’inopportuna frequente presenza dell’assistente personale di Palenzona, Roberto Mercuri, ai piani alti (letteralmente) dell’istituto di credito che, peraltro, alle prese com’è con un severo programma di tagli all’organico e di risparmi sui costi, saprà senza dubbio utilizzare diversamente e quindi vantaggiosamente per il futuro l’ufficio finora a disposizione del Mercuri.

Un’ultima nota a margine: la rondine di Firenze non fa primavera. Il tribunale di Roma ha impiegato 12 anni dai fatti per assolvere Geronzi dall’accusa di estorsione ai danni di Callisto Tanzi nel caso dell’acquisizione di Eurolat dalla Cirio. Due pesi e due velocità.

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