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SPY FINANZA/ La nuova "sfida" della Cina

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Inoltre, nelle intenzioni del governo, il piano quinquennale servirà anche per trasformare la Cina in una "Internet powerhouse", attraverso una strategia di big data a livello nazionale e porterà avanti il programma "One belt, one road" di cui vi ho parlato nel mio articolo di venerdì, quello di grande progetti infrastrutturali interni ed esteri e di implementazione delle relazioni commerciali. Insomma, la seconda economia del mondo cerca di cambiare pelle e adeguarsi alla sfida dei tempi. 

C'è però una sfida più grande da vincere e questa a livello mondiale, visto che come ci mostra il grafico a fondo pagina, non importa che tu sia nato in America o in Tunisia, se sei giovane oggi le prospettive di lavoro sono a dir poco deludenti, stando all'ultimo studio della Banca mondiale. Attraverso nazioni e continenti, i giovani tra i 15 e i 29 anni hanno il doppio della possibilità degli adulti di essere disoccupati, tanto che stando a calcoli dell'istituto il mondo dovrà creare 600 milioni di posti di lavoro nei prossimi dieci anni, 5 milioni al mese, solo per prevenire un possibile peggioramento della situazione attuale. Stando al report realizzato in collaborazione con la International Labor Organization e la Youth Business International, i lavoratori più giovani sono stati anche quelli maggiormente colpiti dalla crisi finanziaria e della recessione globale, visto che la debolezza strutturale del mercato del lavoro ha riservato loro soltanto occupazioni temporanee, spesso senza prospettive e quasi sempre senza protezioni sociali di alcun genere: il tasso di disoccupazione giovanile per quest'anno è atteso al 13,1% contro il 4,5% degli adulti, stando a elaborazioni Ilo. 

Stando all'analisi contenuta nel rapporto dal titolo "Toward solutions for youth unemployment", i datori di lavoro a livello globale non cercano solo capacità tecniche o accademiche, ma anche lavoratori che siano aperti, responsabili e organizzati, ponendo l'attenzione al fatto che spesso i giovani lavoratori sono troppo o troppo poco qualificati. «Nelle economie emergenti che stanno diventando progressivamente sempre più basate sui servizi, i datori di lavoro trovano una popolazione di forza lavoro che manca delle abilità necessarie, mentre altrove il problema è che molti disoccupati sono in possesso di un grado di educazione molto elevato, ma il mercato richiede competenze diverse, spesso tecniche o vocazionali», scrive la Banca mondiale.

Il problema però è enorme, perché in gioco c'è il futuro dell'economia globale, visto che schiere sempre maggiori di giovani senza lavoro e senza stipendio formano eserciti di milioni di nuovi e potenziali poveri, ma il problema è anche un altro. Ovvero, ritardando il loro ingresso nella forza lavoro o accettando lavori a bassa retribuzione, i giovani rischiano di limitare il loro potenziale di guadagno nel corso della vita lavorativa. Più prosaicamente, poi, se i giovani non lavorano, non pagano le tasse ai governi e non acquistano i beni che il mercato vuole vendere: insomma, il mondo sta scherzando con il fuoco del suo futuro. 

Per concludere, la Banca mondiale sottolinea che «i costi sociali stanno già oggi salendo, ciò che stiamo vedendo è una generazione in totale crisi economica e senza prospettive. Non dare risposte potrebbe non solo creare un danno all'economia ma anche alimentare estremismo giovanile, rivolte sociali e tensioni etniche». Insomma, se siamo furbi cominciano a guardare meno a Borsa e finanza e torniamo al lavoro, la vera base di una società giusta e sostenibile nella crescita. Prima che sia tardi. 



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