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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ La nuova "sfida" della Cina

La Cina dice addio alla politica del figlio unico, mentre a livello mondiale resta aperto il problema della disoccupazione giovanile. Il punto di MAURO BOTTARELLI

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Con una mossa che il mercato ampiamente anticipava, basti vedere le valutazioni di Borsa delle aziende legate a prodotti per l'infanzia ma ugualmente storica, il Comitato centrale del Partito comunista cinese ha posto fine alla legge che imponeva alle coppie la possibilità di concepire un solo figlio, dando termine a uno degli esperimenti demografici più estremi della storia. Introdotta nel 1979 da Deng Xiaping per abbassare i consumi in una nazione che all'epoca aveva scarse risorse, la limitazione oggi si sostanziava come una minaccia alla crescita, visto che la popolazione in età da lavoro è declinata per la prima volta da un decennio lo scorso anno e il tasso di invecchiamento sta rapidamente aumentando. In pieno rallentamento economico, un combinato mortale. 

Per mettere in prospettiva il tutto, basti ricordare come nel 1979 la popolazione cinese fosse di 964 milioni di persone contro l'attuale 1,4 miliardi, mentre l'età media nel 1975 era di 20,1 anni contro i 37 attuali e, soprattutto, il tasso di fertilità tra il 1975 e il 1980 era di 3,01 contro l'attuale 1,55, come ci mostra anche il grafico a fondo pagina. Per Wang Yukai, professore alla Chinese Academy of Governance di Pechino, «questa scelta dimostra che il partito vuole agire il prima possibile e che non c'è tempo da perdere per modificare la politica relativa alla popolazione e alla demografia. Non avrebbero potuto attendere che la legislazione passasse il prossimo anno e hanno scelto di agire con politiche nuove subito». La scelta, inoltre, fa parte del pacchetto di riforme quinquennali del Presidente Xi Jinping per portare l'economia del Paese verso una crescita più lenta e bilanciata, ma soprattutto è il primo, vero tentativo di evitare che il Paese finisca nella trappola della classe media, ovvero nella stagnazione. 

Insomma, per riuscire a completare la transizione da nazione in via di sviluppo totalmente dipendente da export e investimenti a un'economia basata su servizi, consumi e innovazione, anche il fattore demografico è di fondamentale importanza, tanto che Xi Jinping ha dichiarato che «la Cina deve accettare una nuova, normale espansione dopo tre decadi di crescita che viaggiava a tassi annui di circa il 10%». Di più, nel piano presentato al Comitato centrale, si parlava chiaramente di un raddoppio del Pil e del reddito pro capite entro la fine della prossima decade, ovvero quella che inizierà nel 2020. E anche il mercato, come dicevo prima, ha benedetto la scelta politica, visto che immediatamente dopo l'annuncio il titolo di un'azienda molto presente nel settore dell'alimentazione per l'infanzia come Nestlé è salito del 3%, mentre Procter&Gamble, produttore dei pannolini "Pampers", quasi dell'1%. 

La politica del figlio unico, che dipendeva dal luogo di residenza e del background etnico dei genitori, di fatto fu una pietra miliare dell'ultimo periodo di Deng, il quale era convinto che un tasso di nascite medio di tre figli per famiglia rappresentasse un freno alla crescita. Il problema, ora, è che dopo decenni passati a scoraggiare i cittadini dall'avere figli, occorre intervenire sulla mentalità stessa delle coppie di potenziali genitori, i quali con la crisi del mercato azionario che ha rovinato milioni di persone e con il rallentamento dell'economia, sono spaventati dall'aumento dei costi che un altro figlio porterebbe con sé. Soltanto 1,1 milioni delle 11 milioni di coppie eligibili per avere un secondo figlio avevano fatto richiesta per il permesso, stando a dati relativi al dicembre 2013 dell'agenzia Xinhua. 

Permettere a tutte le coppie di avere due figli potrebbe portare a un aumento delle nascite su base annua che va dal minimo di 3 al massimo di 8 milioni, stando a proiezioni del demografo della John Hopkins University di Baltimora, Huang Wenzheng, questo anche perché nonostante l'ammorbidimento del divieto, nel comunicato il governo cinese rendeva noto che continuerà a gestire le decisioni relative alla pianificazione. Ma in contemporanea, il Comitato centrale comunicava che sarà presentato un grande piano per sradicare la povertà, una piaga che affligge a oggi 70 milioni di cinesi che vivono al di sotto della soglia di criticità economica, questo attraverso programmi di spesa sociale, riduzione del controllo dei prezzi e istituzionalizzazione della campagna anti-corruzione voluta da Xi Jinping in persona.