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FINANZA E PARIGI/ Le nuove "opportunità" di affari dietro gli attentati

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Di fronte a queste incognite l'Unione europea, punto delicato dello scacchiere geopolitico, potrà resistere a una prospettiva di bassa crescita, alle esigenze della sicurezza e all'esplosione dell'afflusso di profughi (che comunque non si fermerà) solo se ci sarà un minimo di crescita, possibile finché i bassi prezzi del petrolio scongiureranno i rischi di una nuova recessione. Altrimenti le cose potrebbero peggiorare. Anche perché il voto in Spagna, appuntamento alle urne il 20 dicembre, rischia di introdurre nuove variabili nell'Eurozona ove le forze euroscettiche hanno sempre più peso. Certo, non mancano gli aspetti positivi: c'è un riavvicinamento evidente con la Russia che sfocerà nella fine delle sanzioni. Non a caso la borsa russa, che a gennaio veniva data per perduta, è oggi in rialzo del 32% rispetto all'inizio del 2015. 

In questa cornice aggrappiamoci al Quantitative easing 2 che Mario Draghi si appresta a lanciare. E alle politiche fiscali che, nei fatti, si stanno facendo espansive: l'austerità, a parole, resta in vigore, ma nei fatti è sforacchiata un po' da tutti, compresi i tedeschi. I mercati ci credono e sfruttano le opportunità che governi e banche centrali sono costretti a concedere. Per ora va così, ma attenzione: i cigni neri possono colpire ancora. 



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