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FINANZA E PARIGI/ Le nuove "opportunità" di affari dietro gli attentati

Se nel 2001 e in seguito ad altri attentati i mercati avevano reagito negativamente, dopo i fatti di Parigi le cose sono andate diversamente. Il commento di UGO BERTONE

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Dopo l'attacco alle Torri Gemelle, Wall Street restò chiusa per una settimana, salvo poi registrare alla riapertura una brusca caduta del 7%. Ribassi cospicui, anche se non eccezionali, hanno fatto seguito agli attentati di Madrid, Londra e alla strage di Charlie Hebdo. Gli esperti interpellati da Il Sole 24 Ore nel weekend dopo i massacri perpetrati a Parigi si sono spinti a ritenere che lo shock potesse essere così forte da incidere sulle scelte delle banche centrali, obbligando la Fed a un nuovo rinvio sul fronte dei tassi. 

La realtà è stata ben diversa. Al contrario delle previsioni, i mercati non solo hanno retto all'impatto negativo, ma, Parigi in testa, hanno recuperato le perdite accusate nella settimana precedente. Non solo. La conferma dell'imminente rialzo dei tassi Usa è stata accolta con un certo sollievo dagli operatori, stressati da un'attesa infinita. E i sondaggi condotti dalla Bce, ha sottolineato il membro lussemburghese della banca centrale, dimostrano che gli attentati non hanno per ora scalfito la fiducia di famiglie e imprese del Vecchio Continente. 

Non è difficile capire il cambio di atteggiamento. Gli attentati di inizio millennio erano il "cigno nero", l'evento improvviso e imprevisto che andava a sovvertire il trend già metabolizzato dai mercati che, da sempre, temono l'imprevisto più di qualsiasi catastrofe. Oggi, al contrario, il terrorismo è una variabile già contemplata nei vari scenari operativi. Certo, può incidere nel breve-medio termine sull'andamento di alcuni settori, dal turismo ai viaggi (in negativo) o sulla difesa (con un incremento dei prezzi dei titoli).

Per carità, la guerra al terrore peserà, eccome, nelle scelte della finanza pubblica, come già è stato deciso a Bruxelles su richiesta della Francia. Il Vecchio Continente si ritrova, di malavoglia, in prima linea in una contesa che, spiega un'acuta analisi di Limes, nasce dall'eterno conflitto tra sciiti e sunniti. Una situazione difficile da maneggiare: una vittoria militare sullo Stato islamico rischia di tradursi in una nuova sconfitta politica, in assenza di interlocutori credibili; un'offensiva di terra della sola Europa non è praticabile, ma gli Usa, nell'ultimo anno della presidenza Obama, sono più che mai restii a un impegno diretto. 

Ma è molto difficile che possa condizionare più di tanto il quadro generale, segnato nei mesi scorsi dal calo dei prezzi delle materie prime, indizio della frenata cinese e del calo delle economie emergenti. Ma anche dalla politica espansiva della Bce che sta consentendo alle imprese italiane (ahimè, anche alle meno virtuose) di rialzare la testa e alla finanza pubblica di immagazzinare, grazie al calo dei tassi, possibili risparmi da esibire in primavera in occasione dell'esame della Commissione europea.