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Economia e Finanza

BANCHE & FINANZA/ La nuova agenda Azzi per le Bcc: "Più coesione integrata"

Alessandro Azzi, presidente FedercasseAlessandro Azzi, presidente Federcasse

Anche per i piani di risanamento, previsti dalla Brrd, è necessario declinare concretamente obblighi semplificati per le istituzioni meno complesse e di dimensioni ridotte. In sede parlamentare, a Bruxelles e a Roma, Federcasse ha rappresentato con successo le istanze del Credito Cooperativo, in particolare riguardo alla necessità di individuare modalità applicative del bail-in coerenti con la forma societaria cooperativa, che tengano conto anche dell’esistenza e della protezione fornita dal Fondo di Garanzia degli Obbligazionisti. la Commissione Ue - ha ancora notato Azzi - mantiene invece "censure" poco comprensibili al progetto italiano di "bad bank": nonostante l'Azienda-Italia sia ricorsa pochissimo agli aiuti pubblici alle banche in crisi, che in Europa sono invece ammontati a migliaia di miliardi.

Ribadita la necessità di level playing field fra paesi e di principio di proporzionalità fra dimensioni bancarie, Azzi ha però rifatto proprie tutte le linee dell'autoriforma messe a punti in sei mesi di lavoro a tempo pieno dal movimento e da tutte le sue strutture. Anzitutto "un segnale della fiducia da parte dei regolatori verso la capacità del Credito Cooperativo di autoregolamentarsi". La riforma parte da tre richieste espresse dalle Autorità: a) migliorare la governance del sistema; b) allocare in modo più efficiente le risorse patrimoniali al suo interno; c) aprire il sistema del Credito Cooperativo ai capitali esterni. Agli obiettivi posti dai regolatori, dando senso all’auto-riforma, si sono uniti tre obiettivi espressi dal Credito Cooperativo: 1) valorizzare la dimensione territoriale e l’autonomia delle singole Bcc in funzione della loro meritevolezza; 2) semplificare le filiere, eliminare le ridondanze, accrescere l’efficienza; 3) garantire l’unità del sistema. Dai sei obiettivi complessivi sono derivati dieci punti strategici.

"Abbiamo posto al centro la mutualità come valore essenziale da tutelare e promuovere", ha rficordato Azzi. E con l’obiettivo di continuare a promuovere l’identità e il ruolo unico delle Bcc, è stato proposto: a) di mantenere nell’assemblea dei soci di ciascuna Bcc il potere di nomina dei membri degli organi di amministrazione e controllo, salvo specifiche eccezioni; b) di aggiornare il numero minimo dei soci (da 200 a 500) e l’entità della partecipazione massima detenibile da ciascun socio (da 50 mila a 100 mila euro), anche in analogia con quanto stabilito per le cooperative che operano in altri settori. Alla preservazione e al rafforzamento della mutualità è connesso l’altro obiettivo prioritario, quello dell’integrazione del nostro sistema. L’integrazione ha una finalità “di garanzia” per poter restare cooperative bancarie a mutualità prevalente.

Ogni Bcc aderirà al "Gruppo Bancario Cooperativo" sottoscrivendo un contratto di coesione (che si sostanzia in un contratto di direzione e coordinamento). Ogni Bcc rimarrà titolare del proprio patrimonio. Se la Bcc non aderisse al Gruppo, andrebbe incontro o alla trasformazione o alla liquidazione. E, in conformità alle norme che tutelano il lavoro centenario e la visione intergenerazionale di queste banche, nonché la logica per cui in una Bcc il socio non è “proprietario”, ma “usufruttuario” del patrimonio accumulato, dovrebbe venire confermata la devoluzione delle riserve indivisibili ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione. Con il "contratto di coesione" la singola banca sottoscrive le regole della propria integrazione modulate in ragione della propria meritevolezza.