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SPY FINANZA/ A chi giovano gli attentati di Parigi?

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François Hollande (Infophoto)  François Hollande (Infophoto)

E mentre lo facciamo, torniamo a quel "cui prodest" di prima: sapete a chi dovrebbe fare la guerra Hollande? Allo stato dell'economia francese e, invece, come vi dicevo qualche giorno fa, ecco pronta la scusa per mandare in soffitta ogni possibile razionalizzazione della spesa e dei conti, addio a ogni vincolo: sua signoria la Paura ha fatto il miracolo, l'austerity è morta al Bataclan. Mettiamo in fila qualche numero e qualche parere, tanto per dare il senso e il timing a quanto sta accadendo. 

Lo scorso anno la Francia ha scoperto 128mila immigrati illegali, seconda solo alla Germania e ne ha fermati 11.365 ai suoi confini: questo dimostra che, vista dall'esterno, la Francia è recepita come un Paese che offre opportunità. O, meglio, sussidi a pioggia. E se gli analisti Usa ritengono che proprio Parigi sia l'alleato militare più importante di Washington, ancor più di Londra e questo spiegherebbe la fretta di Obama nel rompere il recente fidanzamento en guerre tra Hollande e Putin, le sue strade sono quanto mai insicure per un letale combinato disposto. La vera sfida francese è interna: il tasso di disoccupazione è sopra il 10%, l'economia cresce di un zero virgola ed è in rallentamento, il debito pubblico sta avvicinandosi al 100% e potrebbe superarlo se da qui al 2017 davvero il governo metterà in campo tutta quella spesa pubblica per sicurezza e difesa. Al netto di sette anni di fila di sforamento del tetto deficit/Pil del 3%: la Francia, forse, era in un vicolo cieco economico che si poteva rompere solo con un'emergenza? 

Per Gilles Saint-Paul, economista alla Paris School of Economics, la questione sta in questi termini: «Il governo ha annunciato un aumento delle spese per difesa e sicurezza che saranno finanziate con maggiore debito pubblico. Non esiste più una singola spesa che verrà tagliata. E le riforme strutturali che sono state implementate finora rimangono marginali. Di più, sono state disegnate su misura per fare contenta la Commissione europea al solo scopo di guadagnare tempo, tanto per preservare gli interessi elettorali del partito di governo. L'esecutivo pensa di poter sfruttare i vantaggi garantitigli da queste tragiche circostanze per aumentare ancora i deficit, sicuro com'è che la Commissione lo lascerà fare. Insomma, le bombe sono state una bruttissima notizia per le riforme strutturali». Parole non di un complottista, ma di un docente universitario di economia, francese oltretutto. 

Ora, creiamo un po' di prospettiva. Stando all'ultimo report dell'Institute for Economics and Peace di cui vi ho parlato l'altro ieri, il costo economico del terrorismo a livello mondiale è stato di 52,9 miliardi di dollari lo scorso anno, una cifra di tutto rispetto ma che di fatto rappresenta circa il valore di mercato di Uber o poco più di quello di Facebook prima della quotazione in Borsa. Certo, tanti soldi, ma, come detto poco fa, mettiamo in prospettiva: quei di fatto 53 miliardi sono poco più dei 50 che Hollande nel gennaio 2014 aveva promesso di tagliare dalla spesa pubblica francese entro il 2017: cosa che non ha fatto, minimamente. Doveva tagliare alcune spese legate al sistema di welfare e sussidio, doveva dar vita al credito di imposta per le aziende: non ha fatto nulla, ha continuato a guidare un'economia disfunzionale in deficit spending, fregandosene dei vincoli europei e delle promesse fatte, collezionando nel frattempo il poco gratificante record di 80 mesi consecutivi di disoccupazione in crescita. 


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