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SPY FINANZA/ A chi giovano gli attentati di Parigi?

Pubblicazione:sabato 21 novembre 2015

François Hollande (Infophoto) François Hollande (Infophoto)

Di più, avendo la Francia uno dei margini di profitto più bassi dell'Ue, il governo aveva proposto di permettere agli esercizi di restare aperti più a lungo e anche la domenica, di eliminare la contrattazione collettiva e di deregolamentare alcune professioni un po' troppo tutelate: insomma, eliminare le rendite di posizione in un Paese iper-sindacalizzato e dove il diritto del lavoro è racchiuso in un volume di 3800 pagine! Nulla è stato fatto, Air France insegna. Di più, il costo per unità lavorativa in Francia è salito del 31% dal 1999 al 2013, quasi il triplo dell'incremento dell'11,6% vissuto dalla Germania e la sua quota di export globale è scesa al 3,6% dal 5,7%, stando a recenti studi di Standard&Poor's. E proprio in virtù dei continui ritardi nel processo di riforma, a settembre Moody's aveva operato il downgrade sul rating del debito francese, abbassato ad Aa2, anche se con outlook stabile. 

Ecco cosa scrisse il vice-presidente di Moody's, Sarah Carlson, per giustificare la decisione: «Il principale driver che ha mosso la nostra decisione di abbassare il rating francese è la sempre maggiore chiarezza riguardo al fatto che la crescita economica del Paese rimarrà debole nel medio termine. In parte, questo è dovuto all'erosione della competitività e alla perdita di potenziale di crescita seguite alla crisi finanziaria globale. Ma, altrettanto, sta diventando sempre più chiaro che questi problemi continueranno a danneggiare la crescita anche dopo la ripresa». Come dire, al netto del 2008 e della crisi del debito sovrano, il governo francese e la sua inazione ci stanno mettendo del loro. E due mesi prima degli attacchi terroristici, Moody's avvertiva che «la capacità di assorbire gli shock da parte del bilancio francese si è indebolita». 

E stando a uno studio accademico pubblicato lo scorso anno dalla Fed di St. Louis, «l'aumento di una deviazione standard nell'intensità del terrorismo in una particolare nazione può ridurre la posizione netta di investimento estero della stessa di circa il 5% del Pil, un forte impatto». Ovvero, capitali e investimenti in fuga per paura. E se il modo migliore per far cessare quella paura sarebbe garantire opportunità economiche che rimpiazzino l'odio con la speranza, c'è anche un'altra via, molto pericolosa, per affrontare la faccenda, al netto del vantaggio di Marine Le Pen nei sondaggi: usare proprio la paura, l'arma migliore del Front National, a proprio vantaggio. Il terrore fa fuggire gli investimenti esteri, indebolendo l'economia? Non c'è problema, più spesa pubblica, più welfare, più deficit, con il beneplacito dell'Ue in nome della lotta permanente al terrore: d'altronde, lo diceva già Alberto Sordi in un suo film del 1975, finché c'è guerra c'è speranza. 

Il problema è che questo ragionamento può essere elettoralmente favorevole, ancorché politicamente criminale, ma va a innestarsi in un contesto già elefantiaco di Stato-padrone: la spesa pubblica in Francia, oggi, pesa per il 55% del Pil, contro il 34% degli Stati Uniti! Insomma, l'obiettivo primario della Francia non dovrebbe essere quello di bombardare Raqqa e mostrare i muscoli bellici sullo scenario internazionale, ma, anzi, dimostrare la leadership necessaria in politica interna per riformare drasticamente la sua disfunzionale economia e mercato del lavoro. Invece, a quanto pare, la scelta è quella di sforare ogni parametro almeno fino al 2017 in nome dei disequilibri di debito e spesa che Hollande utilizza come arma contro Daesh: capite da soli che è un alibi, non una necessità reale. 

La vera sicurezza, per un Paese come la Francia, sta nella forza economica, non nel potere militare che della prima può essere solo un'estensione. Alla fine di tutto questo e con mille domande in testa, visto che leggendo la stampa francese e inglese di buchi questa storia ne presenta in quantità industriale (tipo i tre kamikaze dello Stade de France, capaci in tre di fare solo un morto oltre a loro, un passante sfortunato, tanto che un funzionario della polizia, interpellato sotto anonimato dalla France Presse, avrebbe definito quanto accaduto «senza senso da un punto di vista militare, di fatto si sono suicidati loro e basta»), mi viene da chiedere: le stragi di Parigi hanno forse evitato un imminente default francese o di una grande banca di quel Paese? 



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