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FINANZA/ Le "ricette Usa" che rovinano l'Italia

Negli Usa i dati sul mercato del lavoro e l'economia sembrano promettenti. GIOVANNI PASSALI ci spiega che in realtà nascondono brutti segnali che si notano anche in Italia

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Dati Usa sul lavoro con il botto. La disoccupazione è scesa al 5%, i nuovi posti di lavoro sono stati 271 mila, contro i 185 mila previsti. E le borse festeggiano, mentre l'euro crolla da 1,10 a 1,08 (il dollaro si è rafforzato) poiché ormai tutti si aspettano un rialzo dei tassi di interesse da parte della Fed, alla prossima riunione prevista a dicembre.

Tutto bene allora? Stiamo davvero uscendo dalla crisi, con gli Usa a fare da battistrada? Davvero la ricetta Usa, tutta orientata al libero mercato e all'efficienza, funziona? Davvero il libero mercato, seppur con qualche errore da correggere, è un sistema efficiente? Tutte le mie analisi catastrofiste dovranno essere smentite di fronte a una ripresa ormai evidente? Purtroppo temo di no, magari mi sbagliassi! Ma temo che i dati Usa siano frutto di una voluta incompetenza nel leggere la realtà, mista a una volontà precisa di tenere in piedi un sistema fallimentare che però produce ricchezza per pochissimi.

Per serietà, però, oltre a questa lettura, devo dare un qualche dato che la supporti. E vediamo questi tristi dati. Perché è vero che la disoccupazione almeno non è salita, ma le retribuzioni sono scese, in un periodo in cui l'inflazione, anche se non molto, è cresciuta. E gli effetti finali sono devastanti. Come ha già mostrato un articolo apparso su InvestireOggi, sotto la presidenza Obama i redditi dei più ricchi non sono mai stati così alti e le disuguaglianze tra ricchi e poveri così elevate. "166 contribuenti americani hanno dichiarato nel 2012 redditi pari ad almeno 50 milioni di dollari, per un totale di 16,177 miliardi di dollari, l'1% del Pil americano. In pratica, un milionesimo dei contribuenti ha redditi per un centesimo del Pil Usa. Mai nella storia americana vi erano stati così tanti fortunati. L'apice si era avuto con 151 casi nel 2007, ultimo anno pre-crisi, mentre nel 2011 si erano fermati a 93".

Il 10% dei contribuenti più ricchi ha dichiarato nel 2012 redditi pari al 48% del totale, la percentuale più alta di sempre. Ma è tutto il sistema economico e finanziario che dagli anni Ottanta ha preso una piega completamente distruttiva. L'1% più ricco degli americani ha registrato un aumento del reddito reale dal 1979 al 2007 del 309%, contro il +59% del 20% più povero. E più si assottiglia la lettura, meglio si capisce quanto questo sistema sia perverso: in rapporto al Pil, la percentuale di ricchezza detenuta dall'uno per cento dei più ricchi è rimasta stabile negli ultimi 50 anni, ma quella dell'un per mille è quadruplicata. Segno evidente che pure tra i ricchi c'è chi ride e chi piange (o ride di meno). Infatti, nel mondo, il divario tra il reddito del 5% più ricco e il 5% più povero è passato da 30 volte a 150 volte. E lo stesso fenomeno accade in Italia: il patrimonio dei dieci italiani più ricchi equivale a quello tre milioni di italiani più poveri. Siamo prendendo la stessa deriva, poiché anche qui prevalgono sempre più i dogmi del libero mercato.

Ma vediamo a cosa porta questo. Ho ritrovato una tabella molto interessante dal sito del New York Times. In questa tabella vengono riportati i paesi che hanno le fasce di reddito più alte, suddivise però per fasce di reddito.

Come si vede chiaramente, le fasce di reddito più basse (le righe più basse della tabella) hanno sempre più redditi più alti in altri paesi. Vuol dire che i poveri americani diventano sempre più poveri rispetto a paesi dove chi è povero viene meglio sostenuto e aiutato a migliorare la propria condizione.