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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Così Russia e Arabia Saudita si contendono l'Europa

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D’altronde, è logico che per non saturare il proprio mercato di clienti già esistente, Riyad giochi la carta dell’ampliamento dei confini, tanto più che l’Arabia sta spingendo forte per acquisire e consolidare quote di mercato prima che l’Iran torni sul mercato con produzione raddoppiata dopo la fine delle sanzioni e punti deciso, anch’esso, verso il ricco mercato europeo, magari accordandosi con la Russia per non pestarsi i piedi a vicenda e per arrecare invece il maggior danno possibile al nemico comune. A oggi, il petrolio saudita viene venduto in Europa a 48-49 dollari al barile, circa 4 dollari più conveniente di quello degli Urali e si parla di un ulteriore sconto di 0,5-1 dollaro in arrivo per rendere ancora più aggressiva la strategia di penetrazione.

E questo la Russia non può permetterlo: Mosca garantisce il 25% delle necessità petrolifere del Vecchio Continente attualmente e quest’anno la fornitura è cresciuta ulteriormente del 5,5% al 97,6 milioni di tonnellate. Se però la strategia saudita proseguirà e si rivelerà vincente, il prossimo anno la Russia rischia di perdere fino a una terzo di quelle forniture. Ma Mosca conta anche su due altri fattori. Primo, passare al petrolio saudita per le raffinerie europee significa costi ulteriori, poiché necessita di investimenti per il cambio delle attuali catene logistiche, quindi lo sconto dovrà aumentare ancora - e di molto - per pareggiare i costi. Quelli economici, però, perché il secondo fattore è politico: in piena lotta contro l’isis, con Mosca capofila del fronte, all’Europa converrà inimicarsi ulteriormente il Cremlino, aggiungendo allo schiaffo delle sanzioni, il pugno in faccia della fornitura dal concorrente saudita?

Di più, l’attacco di Vladimir Putin al G20 riguardo ai Paesi che finanziano l’Isis è stato chiaro, ma ha rappresentato anche un messaggio in codice: attenti a fare affari con chi sovvenzione il terrorismo che stiamo combattendo, lo stesso terrorismo che ha falciato 130 vite innocenti nell’europeissima Parigi. Certo, se perdesse l’Europa la Russia potrebbe compensare la quota di export con i maggiori acquisti della Cina, i quali sono stimati in aumento del 3,2% all’anno, ma sarebbe la fine del riavvicinamento politico tra Mosca e l’Ue, la rinascita del muro a Est, una nuova Guerra fredda. Proprio ciò che vorrebbero gli Usa e farebbe comodo a Riyad, alleato storico di Washington divenuto oggi un po’ più impresentabile in pubblico, ma sempre strategico con le porte chiuse e in assenza di telecamere e fotografi.

Se poi, per caso, un false flag dovesse colpire proprio il porto polacco di Gdansk, magari arrecando solo danno strutturali, allora avremmo la riprova che la guerra commerciale e geopolitica tra Usa e Russia sarebbe iniziata veramente. La resa dei conti finale, con l’Europa come al solito imbelle nel ruolo patetico di pallina in una partita di ping pong del potere di portata storica. 

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