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BANCHE/ Il "catalogo" di Madame Nouy e quei banchieri riuniti a Milano

Pubblicazione:martedì 24 novembre 2015 - Ultimo aggiornamento:martedì 24 novembre 2015, 19.13

Il capo della vigilanza Bce, Danièle Nouy Il capo della vigilanza Bce, Danièle Nouy

"A causa dei risultati dello Srep, la Bce è stata tacciata di incoerenza", ha premesso Nouy. "Alcuni sostengono infatti che - mentre la politica monetaria (promossa dal presidente della Bce, Mario Draghi, ndr) cerca di rilanciare l'economia con misure di quantitative easing, la vigilanza bancaria della Bce costringa le banche ad aumentare la propria dotazione di capitale. Secondo le critiche fissare i requisiti, fissare i requisiti di capitale al di sopra del minimo regolamentare soffoca la ripresa dell'economia reale". Bene, "non vi stupirà che io la veda diversamente".

Anzitutto, "sono discutibili gli effetti positivi che si otterrebbero nel breve periodo dalla mancata imposizione di requisiti patrimoniali superiori al minimo regolamentare". Una banca spinta a ridurre la leva finanziaria per una decisione Srep " è ragionevole ipotizzare che in primis ridimensioni le attività non strategiche" (ad esempio, ndr: la Popolare di Vicenza deve prime vendere il 15% di Cattolica Assicurazioni, Veneto Banca il controllo della Bim, Intesa Sanpaolo la quota residua in Rcs, etc). "L'erogazione dei prestiti dunque non ne risentirebbe in prima battuta. L'applicazione di coefficienti patrimoniali più appropriati in seguito a decisione Srep comporterebbe inoltre una diminuzione dei costi di finanziamento della banca, che dovrebbe avere un effetto positivo sul credito all'economia reale".

Non ci sono dubbi, invece, secondo Nouy, "sulle implicazioni negative nel lungo periodo della mancata imposizione di requisiti superiori al minimo". Le banche "saranno più vulnerabili agli andamenti avversi" e "l'incertezza e la scarsa fiducia nel settore bancario ostacolano la ripresa economica". "L'economia non può fare affidamento su banche che ottengono buoni risultati solo quando splende il sole" (Nouy ha ragione, ma le banche italiane non ottengono più buoni risultati anche perché Ue e Bce hanno a lungo "spento il sole" sull'Italia, ndr). Non ha certo migliorato l'atmosfera la citazione puntuale della "valutazione approfondita" effettuata dall'Esm sulle banche greche dopo il difficile accordo politico estivo sul salvataggio di Atene. "I risultati sono stati pubblicati lo scorso 31 ottobre", ha discretamente suggerito Nouy.

Solo poco più conciliante è parsa la sottolineatura sulle sofferenze bancarie: quel monte di ormai 200 miliardi di euro che zavorra il sistema bancario italiano. "E' un legacy problem, un problema di trascinamento - ha riconosciuto il capo della vigilanza Bce - in particolare nei paesi più colpiti dalla crisi finanziaria e sistemi di recupero crediti carenti" (passaggio ambiguo, ndr: Francia e Germania, incappate nella "crisi della finanza derivata" post 2008 hanno potuto erogare aiuti pubblici alle loro banche; all'Italia, colpita dalla recessione da austerity post-2011, è impedito di ripulire i propri bilanci dei crediti insoluti con garanzie pubbliche). "E' una sfida", ha detto Nouy, in un passaggio più politico che tecnico, non a caso andato a parare su una parziale de-responsabilizzazione: "Come autorità di vigiilanza possiamo far fronte ad alcuni dei fattori, ma altri ricadono fuori dalla nostra competenza". 


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