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Economia e Finanza

BANCHE/ Il "catalogo" di Madame Nouy e quei banchieri riuniti a Milano

Confronto serrato a Milano fra il capo della vigilanza Bce, Danièle Nouy, e i grandi banchieri italiani: le regole non sembrano negoziabili, il risiko accelera. ANTONIO QUAGLIO

Il capo della vigilanza Bce, Danièle NouyIl capo della vigilanza Bce, Danièle Nouy

Forse il capo della vigilanza Bce, Danièle Nouy, non immaginava di dover parlare a Milano ventiquattr'ore dopo il salvataggio d'emergenza di quattro banche italiane: accolta da un coro di voci critiche sul nuovo "meccanismo di risoluzione" europeo cui le autorità di Roma hanno dovuto adeguarsi in tempo reale.

Forse gli amministratori delegati delle maggiori banche italiane non immaginavano di ritrovarsi allo stesso tavolo - presso la sede milanese della Banca d'Italia, assente il governatore ignazio Visco - per uno scambio di vedute diretto e a porte chiuse con la tecnocrate francese (ma forse anche per qualche faccia a faccia fuori programma - a due, a tre o a quattro - sul risiko bancario che i salvataggi prevedibilmente accelereranno). La giornata di oggi ha comunque molti numeri per passare agli annali del sistema creditizio nazionale: e per i patiti della simbologia la parte pubblica del confronto fra Nouy e i banchieri italiani ha avuto luogo all'Università Cattolica, non alla Bocconi. Dunque in una roccaforte italiana della cultura bancaria continentale, storicamente dialettica con la finanza anglosassone.

Il vicedirettore generale della Banca d'Italia Fabio Panetta ha tenuto bassi i toni - un po' inaspettatamente - durante l'introduzione al seminario sul nuovo meccanismo di vigilanza unico. Toni ben diversi da quelli indirizzata durante l'estate da Panetta - rappresentante italiano nel nuovo Consiglio di supervisione Bce - alla stessa Nouy, che presiede il consiglio. La lettera era un lungo cahiers des doléances sui modi e sugli esiti dell'esordio a nuova vigilanza unificata sulle banche italiane: e conteneva una richiesta-warning a non appesantire ulteriormente i requisiti patrimoniali per un sistema creditizio già sotto pressione in un paese in recessione.

Nouy non ha peraltro eluso né il tema di sostanza né gli aspetti più sottili e delicati di diplomazia economica all'interno dell'eurozona. "Stanno per essere completate le decisioni Srep (la nuova procedura di valutazione periodica sulle banche vigilate, ndr) relative al 2016 - ha detto - ma possiamo già anticipare che i requisiti patrimoniali del secondo pilastro previsti per il prossimo anno per gli enti significativi nell'ambito del meccanismo di vigilanza unico risultano lievemente alzati rispetto al 2015, in media di 30 punti base. In aggiunta, l'introduzione graduale delle riserve di capitale richiede un aumento della dotazione patrimoniale di circa 20 punti base". Ancora: "In luglio i gruppi di vigilanza congiunti Bce-Bankitalia hanno iniziato a incontrare i rappresentanti delle banche per informarli dei coefficienti Srep".

Di fronte alle facce scure dei Ceo italiani - che tuttavia difficilmente si aspettavano better news - madame Nouy ha completato il suo "catalogo" scandendo le ragioni per le quali lei non si sente affatto "tough" (dura) , ma piuttosto "fair" (onesta e corretta) nel tenere sotto pressione le banche italiane: si tratti di Intesa o UniCredit, delle Popolari che si devono trasformare in Spa e fondere; delle pericolanti Mps, Carige, Ppolare Vicenza e Veneto Banca; delle Bcc che devono costruire il loro gruppo; delle quattro banche regionali "risolte" ieri.