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Economia e Finanza

PRIVATIZZAZIONE FS/ Il "pasticcio" del Governo per far cassa

Per MARIO SEMINERIO, il collocamento del 40% di FS è estremamente opaco, in quanto resta assoggettato ai sussidi pubblici e rappresenta quindi una grande occasione sprecata

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Il governo avvierà lo scorporo della rete ferroviaria dalla gestione operativa di Trenitalia, in modo da cedere ai privati il 40% delle quote di Ferrovie dello Stato. A renderlo noto è stato Graziano Delrio, ministro dei Trasporti, al termine del Consiglio dei ministri. “Viene avviata la procedura che tiene presente la complessità della gestione delle FS e la necessità di aumentare gli obblighi di servizio pubblico”, ha detto Delrio, che poi ha aggiunto: “Si valuterà l’indipendenza del gestore della rete”. Per Mario Seminerio, direttore del blog Phastidio.net, «un collocamento di questo tipo resta estremamente opaco, assoggettato ai sussidi pubblici, ed è una grande occasione sprecata».

Seminerio, la privatizzazione del 40% di FS è un fatto positivo?

Ciò cui assisteremo avverrà sulla stessa falsariga di Poste Italiane: non è una vera privatizzazione, bensì una dismissione di quote di minoranza. Ciò non porterà a nessun tipo di modifica sostanziale, se non a soddisfare la solita esigenza del Tesoro di fare cassa, peraltro in misura assolutamente limitata.

In che modo avverrà questa operazione?

Nel caso in cui sia ceduta solo la società operativa e non anche la rete, dentro a Trenitalia abbiamo il trasporto locale che è in grave perdita e l’alta velocità che garantisce utili elevati. Sarà per l’ennesima volta un coacervo rispetto a cui non è ben chiaro chi sussidia chi. Un collocamento di questo tipo resta estremamente opaco, assoggettato ai sussidi pubblici, ed è una grande occasione sprecata.

Una privatizzazione sarebbe realmente appetibile?

Su queste basi ho dei seri dubbi. Sarà la cessione di un’entità che vive di contributi pubblici, e che quindi non ha una redditività propria. Se rimarrà allo status quo non provocherà nessun tipo di efficientamento.

E se invece fossero cedute anche quote della rete?

Se dovessero effettivamente quotare anche la rete sarebbe un’autentica follia, e indicherebbe che a 20 anni di distanza il caso di Telecom Italia non ha insegnato veramente nulla in questo Paese.

Perché?

Un conto è la società operativa e un altro la rete. La rete è il bene pubblico e rappresenta l’infrastruttura su cui poi bisogna porre eventualmente anche dei concorrenti. Non la si può considerare quindi come di proprietà di Trenitalia, perché ciò impedirebbe lo sviluppo di una competizione in questo Paese. Le reti quindi devono rimanere in mano pubblica.

Perché prima ha detto che la cessione del 40% ai privati non garantirà una maggiore efficienza?