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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Così la Finlandia dà ragione ai no euro

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E se queste dinamiche appaiono lontane e complicate per l’europeo medio, ci sono invece delle realtà macro che vale la pena raccontare. Mi stupisce, infatti, che i cantori sovranisti del no-euro non si siano accorti dell’unico, vero punto di messa in seria discussione della moneta unica: ovvero, il caso Finlandia. Esatto, proprio quella Finlandia che si è mostrata più impietosa con la Grecia durante le trattative sul salvataggio e che a ogni meeting europeo vedeva il suo ministro delle Finanze chiedere sempre più austerity. Bene, quello stesso Paese sta precipitando in una sempre più profonda depressione economica, un qualcosa che mostra davvero - e per la prima volta - le pecche strutturali e il potenziale fallimento della moneta unica. 

Il primo grafico a fondo pagina ci mostra come negli ultimi sei anni e mezzo di espansione economica globale (formale), il Pil finlandese è del 6% al di sotto del suo picco, il peggior calo del crash post-sovietico di inizio anni Novanta e della Grande depressione dei Trenta. Il tutto in un Paese che nessuno al mondo può accusare di indisciplina fiscale o corruzione o arretratezza: la ratio debito/Pil è infatti al 62%, più bassa di quella tedesca, e per anni è stato l’esempio stesso di austerità e super-flessibilità. Di fatto era il libro di testo su cui avrebbero dovuto studiare gli Stati cosiddetti periferici. 

La Finlandia è al primo posto tra i Paesi europei nell’indice della competitività globale del World Economic Forum, è prima al mondo per le scuole dell’obbligo, ha il più alto tasso di educazione e formazione, innovazione, diritti sulla proprietà, protezione della proprietà intellettuale, politiche anti-monopolio, collaborazione tra università e aziende per sviluppo e ricerca, oltre che per l’accesso alle nuove tecnologie. Infine, i suoi scienziati e ingegneri sono tra i più richiesti al mondo. Insomma, la quasi perfezione. Peccato che questo “golden boy” sia anche la prova che nell’eurozona non finisce nei guai solo chi si indebita e spende troppo, evitando o rimandando le riforme necessarie. 

Come ci mostra il secondo grafico, ovviamente la crisi che dal 2007 ha colpito la più importante azienda del Paese, Nokia, ha inferto un duro colpo all’economia, cui si sono andati a unire il crollo dei prezzi delle commodities e la recessione in Russia. Ma il punto rilevante, quello che mette al centro della questione l’euro come moneta, è che oggi come oggi la Finlandia è incapace di difendere se stessa, perché intrappolata da un tasso di cambio fisso e della camicia di forza fiscale del Patto di stabilità: non a caso, la Finlandia è l’unico Paese del Nord Europa ad aver adottato la moneta comune. E proprio il suo stato di nazione modello non permette a Helsinki di poter battere i piedi più di tanto: primo, perché non può fare lei ciò che ha vietato agli altri fino a poco fa e secondo perché il blocco core dell’Ue, quello raccolto attorno al rigorismo tedesco, non può permettersi di fornire cattivi esempi. 

Ora guardate il terzo grafico, compara la crescita del Pil di Finlandia e Svezia: la prima nel terzo trimestre di quest’anno ha visto una contrazione dello 0,6% e la recessione, che ormai dura da tre anni, sta per festeggiare il quarto compleanno, con sulla torta la candelina di un dato sugli ordinativi industriali che a settembre è sceso del 31%! La seconda, invece, è stata in grado di navigare e resistere a shock simili operando sulla chiave valutaria, ovvero utilizzando la moneta come mezzo per mitigare le distorsioni macro: oggi il Pil svedese è dell’8% superiore a quanto era prima della crisi Lehman. 

E queste divergenze così nette tra due paesi che hanno così tanto in comune non possono passare sotto silenzio e, soprattutto, non possono evitare che domande molto serie sorgano spontanee: può la Finlandia, esempio di economia e società avanzata, vivere con una moneta come l’euro?