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FINANZA E TERRORE/ Dall'Ue pronta una "discriminazione" per l'Italia

Jean-Claude Juncker (Infophoto) Jean-Claude Juncker (Infophoto)

Il governo deve tenere in considerazione da un lato l’elevato stock di debito pubblico, che suggerirebbe di aggiustare i conti e di ridurre il deficit con rapidità. D’altra parte però lo stato dell’economia è in un’iniziale ripresa, ma sconta ancora i tanti anni di crisi da cui veniamo. Questi ultimi si ripercuotono in un elevato livello di disoccupazione e in prestiti deteriorati che gravano sui bilanci delle banche. Ci sono alcune carte che il governo sta giocando. La tesi del nostro esecutivo è che, data l’elevata quota di capacità produttiva inutilizzata, l’economia italiana si trova ancora in una situazione di crisi.

 

Quindi lei ritiene che la vera priorità sia rilanciare la crescita?

Il rapporto deficit/Pil è comunque al di sotto del 3%. Data la situazione europea di estrema precarietà per quanto riguarda sicurezza ed emigrazione, tutto sommato non affrontare il rientro dal deficit serve anche a non esacerbare gli animi e a mantenere un clima di fiducia che è necessario nel momento della ripresa. L’importante è che a un certo punto i conti tornino, e che quindi ci sia un piano credibile per una riduzione di deficit e debito nel corso del tempo.

 

C’è il rischio che a un certo punto il debito vada fuori controllo?

Con gli attuali tassi d’interesse e con l’economia di nuovo in crescita, il rapporto debito/Pil dovrebbe cominciare a calare nel 2016. Sarà un calo molto limitato, e se cambiassero le circostanze in termini di crescita o di tassi d’interesse le cose potrebbero cambiare. I tassi però rimarranno bassi a lungo, e per quanto non rapida la crescita economica europea proseguirà. Per una volta, sia pure in modo più lento, l’Italia si è riuscita ad agganciare alla crescita europea.

 

(Pietro Vernizzi)

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