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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Tre nuovi "indizi" sulla follia dei mercati

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Ma la cosa più interessante dello studio è che le dinamiche salariali hanno mostrato pochissime fluttuazioni tra il 2008 e il 2011, mentre sono cominciate a scendere - guarda caso - con l'implementazione della riforma del mondo del lavoro del 2012: ora sapete cosa vi aspetta, in prospettiva, con il Jobs Act. E al ministero delle Finanze, per una volta, hanno avuto il coraggio di dire la verità: ovvero, che il trend non è dovuto all'abbassamento dei salari per chi stava già lavorando, ma per quello relativo ai nuovi contratti di lavoro creati dopo la riforma, i quali offrono stipendi molto più bassi del periodo pre-crisi. Ma con la disoccupazione alle stelle, il ricatto salariale è un'arma fantastica: o mangia questa minestra, tiepidina e senza sale, o salti dalla finestra.

In compenso, nella Spagna del miracolo economico c'è qualcuno che la crisi se l'è messa in saccoccia: ovvero, il ceto alto della società, visto che continua a guadagnare mediamente 10 volte il salario minimo e ha visto i propri emolumenti continuare a crescere negli anni, stesso identico trend degli Stati Uniti. Le 127.706 fortunate persone che rientrano in questa categoria, infatti, nel 2014 hanno guadagnato mediamente 148.824 euro all'anno: ma attenzione, la Spagna non è un Paese per donne, visto che il sesso femminile conta solo per il 18% di questo club dei Paperoni. Insomma, la ricetta della troika - abbassamento della qualità occupazionale e collasso del tasso di partecipazione alla forza lavoro - ha davvero compiuto il miracolo: poi si stupiscono se i catalani vogliono l'indipendenza... Anche questa notizia non l'avevate letta da nessuna parte, immagino. 

Terza e ultima dimostrazione che il mondo è impazzito. Barclays, nella sua ultima nota, ha invitato i propri clienti a lanciarsi mani e piedi nel mercato azionario, visto che a suo modo di vedere la fornitura di massa monetaria a livello globale sta accelerando al ritmo più veloce degli ultimi trent'anni e la ripresa sta prendendo vigore in Cina. Per Ian Scott, analista equities della banca inglese, infatti, la forza di questa massa di liquidità avrà un impatto sui mercati molto più ampio di quello - negativo - dell'eventuale rialzo dei tassi della Fed. In parole povere, guardate il primo grafico a fondo pagina: stando a quei geni di Barclays, la correlazione è automatica e quindi la linea azzurra dei returns azionari dovrà andare in recoupling, ovvero in correlazione diretta, con quella nera della fornitura di massa monetaria. Semplicistico quanto basta per trovare allocchi a cui vendere titoli che, casualmente, si ha a bilancio e di cui ci si vuole disfare. 

E cosa fanno le volpi di Barclays per confermare questa loro intuizione alla Soros? Piazzano nel loro report il secondo grafico che vedere a fondo pagina, il quale ci mostra come la ratio di prezzo-utili aggiustata al ciclo (Cape) per i mercati equities mondiali sia oggi a 18, contro il 25.5 dell'ultima volta che si alzarono i tassi nel 2004 e del 14% al di sotto della media dal 1980 adoggi. Insomma, comprate santo cielo, Barclays è convinta che le azioni siano a buon mercato, cosa aspettate? Di più, con la massa monetaria M1 che a livello globale è salita dell'11% in termini reali, guidata da Cina ed eurozona, cosa c'è da pensarci su?