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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Tre nuovi "indizi" sulla follia dei mercati

MAURO BOTTARELLI riporta alcuni dati e notizie che non sono arrivate sulla stampa mainstream e che mostrano quanto si cerchi di modificare la realtà in diversi paesi

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Viviamo nel mondo delle bugie che diventano realtà. Anzi, peggio ancora: viviamo in un mondo in cui, se la realtà non ci piace, la cambiamo a tavolino, truccando i numeri. Non ci credete, oggi sarò più breve del solito e andrò subito al punto, offrendovi tre esempi lampanti di quanto sta succedendo al mondo nel silenzio più assoluto della stampa di settore. Primo, come ci mostrano i primi due grafici a fondo pagin, nonostante i triliardi stampati di fresco dal duo Abe-Kuroda, non solo il Giappone non ha visto affatto aumentare l'inflazione, ma, anzi, è entrato bellamente nella sua quinta recessione in cinque anni. Accidenti, che figura da cioccolatai, soprattutto per l'adviser dell'Abenomics, quel Paul Krugman vincitore del premio Nobel che ultimamente non ne azzecca una nemmeno a piangere. 

Ma non c'è problema, basta seguire l'esempio prima cinese e poi statunitense: i dati macro vanno male? Cambiamo il modo in cui li si calcola! Così come la Fed si è inventata la "stagionalità residuale" per cercare di imbellettare i dati del Pil, ora la Bank of Japan ha reso noto un nuovo set di indicatori dei prezzi per riconfigurare il modo in cui è misurato il trend degli stessi, il tutto per dimostrare ai giapponesi e al mondo che la bassa inflazione è dovuta soltanto a componenti volatili come l'energia. Et voilà, nel computo del nuovo indice dei prezzi al consumo (Cpi) ecco che verranno esclusi i costi energetici, in calo e verranno invece inclusi quelli di cibo processato e importato, che guarda caso stanno salendo! Ma sì, cosa c'è di meglio per dimostrare che le ricette keynesiane sono un successo che escludere il costo della benzina ma includere quello dello speck (con buona pace dell'Oms)? 

Non lo avevate letto da nessuno parte, immagino. Non mi stupisce, in compenso con l'arrivo dei dati del primo trimestre del 2016 preparatevi a titoli a nove colonne su Repubblica e Il Sole 24 Ore per incensare il dato taroccato dell'inflazione giapponese, con tanto di canonizzazione laica di Krugman come unico economista al mondo. E veniamo alla seconda bufala. Esattamente come l'Abenomics nipponico doveva rappresentare il vanto della scuola keynesiana nel mondo, così la Spagna doveva essere il "poster boy" dell'Europa che se vuole e se fa le riforme, può ripartire alla grande. L'economia iberica vola, rispetto ai sodali del Club Med e le ricette della troika, con in più un po' di denaro stampato in cantina da Mario Draghi, hanno permesso questo miracolo economico. Ma sapete, uno può creare ad arte le valutazioni di bond e titoli azionari (per i primi ci pensa la Bce, per i secondi i buybacks e l'abuso di multipli di utile per azione, tutta roba fabbricabile in casa come le bombe sporche con il fertilizzante), ma non può mascherare la realtà, quando i dati vengono messi in fila. 

Guardate il terzo grafico: ci mostra come lo stipendio medio in Spagna sia sceso al livello più basso dal 2007, stando a dati rilasciati dallo stesso ministero delle Finanze spagnolo! Di più, dopo aver toccato il picco di 19,3 milioni nel 2009, anche il numero di lavoratori sta collassando! Stando a rilevazioni basate sul carico fiscale di circa 16.900.000 milioni di lavoratori iberici nel 2014, il reddito medio annuo era di 18.420 euro. I salari più alti sono a Madrid, con il lavoratore medio che può contare su un salario annuo di 24.576 euro, mentre i più bassi sono nella regione rurale dell'Estremadura, dove il reddito annuale si ferma a soli 13.559 euro.