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FINANZA E POLITICA/ Se l'Ue "ottusa" butta via le Fondazioni con le banche sporche

Giuseppe Guzzetti (Infophoto) Giuseppe Guzzetti (Infophoto)

Nell’autunno 2015 a Guzzetti - e non solo - resta comunque il sospetto che Ue e Bce abbiano voluto maramaldeggiare intenzionalmente, con un secondo fine: confermare a tutti i costi il teorema secondo cui le “strane” Fondazioni italiane siano “unfit” a essere azioniste di riferimento: dei campioni nazionali che hanno attivamente contribuito a costruire (UniCredit e Intesa Sanpaolo) così come dei futuri “campioncini” che potrebbero nascere dal nuovo riassetto in vista. Popolari obbligate a trasformarsi in Spa (esse pure in ossequio a una “dottrina Fmi” fatta propria dall’Ue) e messa in sicurezza di banche “risolte” o “da risolvere”: le Fondazioni potranno entrare nei nuovi noccioli duri, oppure saranno pressate a uscire perfino dai vecchi? O magari saranno giudicate sgradite anche nella Cassa depositi e prestiti?

E non è detto che un governo come quello guidato da Matteo Renzi - debole in Europa e dedito alla rottamazione dei “corpi intermedi” in Italia - volti la testa dall’altra parte se e quando la commissaria Antitrust - la danese Margarethe Verstagger - dovesse portare a sud delle Alpi qualche ennesimo diktat nordista sulle Fondazioni: ricalcato su quello che l’altro giorno Nouy ha riassunto di persona ai (grandi) banchieri italiani.

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