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Economia e Finanza

FINANZA E TERRORISMO/ La carta di Draghi contro il "cigno nero"

Mario Draghi (Infophoto)Mario Draghi (Infophoto)

Non stupisce, a questo punto, che uno dei provvedimenti allo studio della Bce sia proprio la possibilità per la banca di acquistare i muni-Bond, ovvero le obbligazioni di alcune grandi città tra cui è citata esplicitamente il municipio di Amburgo. Le cose non vanno molto meglio per la Bayern Lb, azzoppata dalla crisi di Alpe Adria. E così via. Tra Sparkassen (431 con oltre 15 sportelli) e Landesbanken il sistema registra passività ben superiore al 100% del Pil tedesco. In questa cornice la scelta da parte della Bce di procedere a un super Qe appare come un tentativo di fornire al mondo del credito i mezzi finanziari per procedere al suo risanamento: gli Stati, insomma, si accollano il costo della pulizia delle banche, come già accaduto in Usa. E come forse è inevitabile. Purché si sappia che il sistema più esposto è quello tedesco, già nel mirino per i vizi emersi con lo scandalo Volkswagen.

Anche questo va tenuto in conto per valutare la spinta espansiva della politica monetaria europea, che va in direzione opposta alla prossima stretta, seppur graduale, della Federal Reserve che terrà occupati i mercati nell'ultimo scorcio del 2015. Sarà questo l'evento clou di dicembre, preceduto, il 30 novembre, da un altro evento storico: l'ingresso dello yuan cinese nel club delle monete che compongono i diritti speciali di prelievo. È il successo più importante in campo internazionale della linea perseguita da Xi Jinping che punta a sviluppare un'economia di servizi meno sbilanciata sull'attività industriale, una scelta che presuppone il rispetto delle regole dei mercati, vuoi per quel che riguarda Borse e bond che la valuta. 

In questi mesi la Cina ha impiegato mezzi enormi per normalizzare il mercato di Shanghai: il 6% del listino è oggi nelle mani del fondo creato ad agosto per stabilizzare le quotazioni. Nello stesso periodo Pechino ha venduto una fetta rilevante (seppur mancano conferme ufficiale) delle sue riserve in Bond Usa e Bund tedeschi per procurarsi la valuta necessaria per sostenere la quotazione dello yuan e difendersi dall'accusa di puntare a una svalutazione competitiva. Questa politica ha avuto per effetto di spingere al rialzo i rendimenti dei titoli Usa, in linea con gli obiettivi della Fed. Ma, ancor di più, le vendite di Bund hanno offerto a Draghi la materia prima per proseguire gli acquisti sul mercato senza che l'assenza di "carta" tedesca inceppasse il Qe. 

Al di là delle apparenze, il sistema funziona e sembra in grado di alimentare economie alle prese con il terrorismo, il "cigno nero" che ha fatto balzare all'insù l'avversione al rischio. 

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