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INCHIESTA/ Riforma province, il flop dei dipendenti da ricollocare

Pubblicazione:sabato 28 novembre 2015

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In effetti, poi, i numeri sui quali si ragiona sono ancora solo virtuali. È vero, infatti, che il decreto enti locali ha previsto una strada specifica per gli appartenenti ai corpi di polizia provinciale. Ma il processo di ricollocazione (che andrà sia verso le regioni, sia verso i comuni, ma, in regioni come ad esempio il Veneto anche in direzione della conferma all'appartenenza alle province) della polizia provinciale è tutt'altro che concluso.

Allo stesso modo, per i 7.500 dipendenti dei servizi per il lavoro tutto è ancora nebuloso. Con l'eccezione di regioni come il Friuli Venezia Giulia e la Toscana che hanno già deciso di assumere nelle proprie dotazioni organiche detti dipendenti, nella gran parte delle altre regioni si sta ancora a guardare e aspettare. Infatti, sebbene il d.lgs 150/2015 disponga abbastanza chiaramente che i servizi per il lavoro pubblici sono funzioni regionali, l'accordo in conferenza Stato-regioni del 30 luglio 2015 ha previsto di finanziare integralmente la spesa per il trattamento economico dei 7.500 dipendenti interessati, ripartendo l'onere in 2/3 a carico dello Stato e 1/3 a carico delle regioni, ma solo per gli anni 2015 e 2016.

Nel frattempo, si aspetta. Di mezzo c'è la riforma della Costituzione che riattribuisce allo Stato la competenza sui servizi per il lavoro, sicché, allora, il personale interessato potrebbe dover transitare presso la non ancora costituita Anpal (Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro). Tuttavia, potrebbe anche essere messo a regime il sistema delle convenzioni tra ministero del Lavoro e regioni, allo scopo di permettere a quest'ultime di mantenere comunque la gestione operativa e il coordinamento dei servizi nei propri territori.

Insomma, il processo di riforma delle province è ben lungi dall'essere risolto, anche se adesso la strada sembra più in discesa. Nel frattempo, appare sempre più evidente che nel 2016 gli enti di area vasta andranno dritti verso il dissesto, tanto che nel disegno di legge di stabilità 2016 si cerca di attenuare gli effetti del fatale prelievo forzoso di un altro miliardo previsto nei loro confronti.

Oltretutto si ha la conferma che l'intervento finanziario sulle province non ha avuto alcun benefico effetto. La riorganizzazione della Pubblica amministrazione è, come visto sopra, un caos; il prelievo forzoso alla spesa corrente delle province non si è tradotto in alcuna riduzione di imposta, visto che il prelievo fiscale degli enti di area vasta rimane immutato: semplicemente gran parte del gettito va allo Stato, che lo spende a proprio piacimento. 

Inoltre, la Cgil ha dimostrato con un recente studio la carenza in Italia di circa 900.000 posti per bambini negli asili nido: proprio nella creazione di oltre 11.000 posti negli asili il "padre" della riforma, l'attuale ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, aveva indicato la giustificazione della riforma medesima. Ma, di nuovi posti negli asili, dovuti alla riforma delle province, non si è vista nemmeno l'ombra.



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