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FINANZA E PARIGI/ Campiglio: tra euro e Pil, ecco cosa può cambiare per l'Italia

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Già settimana scorsa il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, aveva detto che gli attentati di Parigi "aggiungono il loro peso negativo sulla fiducia e aumentano il livello di incertezza". Sulla stessa linea si è espresso l’altro giorno il Presidente di Confindustria Giorgio Squinzi:"La paura del terrorismo pesa sull'economia globale e anche quella italiana ne risentirà". Sembra dunque che lo stato di allerta e di allarme nei paesi europei (e non solo, dato che quel che è accaduto in Mali) possa influire sull’economia. Abbiamo cercato di capire in che modo insieme a Luigi Campiglio, Professore di Politica economica all’Università Cattolica di Milano.

 

Professore, quali effetti sull’economia può avere la situazione che si sta vivendo in Europa e nel resto del mondo?

Penso che i comportamenti delle persone siano in qualche modo cambiati e siano diventati più cauti.  È in atto una sorta di guerra non convenzionale, un qualcosa che non sappiamo quando finirà. Sulla Borsa registreremo, come in parte sta già avvenendo, una modificazione dei portafogli titoli: se ci sarà una vera e propria guerra le società farmaceutiche e di armamenti vedranno dei rialzi. Per l’economia in generale, è chiaro che aumenta l’incertezza e chi deve prendere delle decisioni aspetta.

 

A proposito di decisioni, tra alcuni giorni conosceremo quelle di Bce e Fed riguardo le politiche monetarie. Potranno esserci degli effetti sulle scelte delle Banche centrali?

Mi sembra ormai chiaro che la Bce aumenterà l’offerta di moneta e credo che la Fed non farà marcia indietro rispetto all’aumento dei tassi, che è già stato “digerito” dai mercati. Stiamo quindi andando di fronte a un ulteriore rafforzamento del dollaro e a un indebolimento dell’euro, ma la situazione di incertezza non aiuterà le nostre esportazioni. Inoltre, il Quantitative easing europeo, nonostante gli sforzi, non sta dando grosso risultati: la liquidità non arriva a famiglie e imprese. Potremmo quindi trovarci di fronte a un effetto indesiderato e non desiderabile.

 

Quale?

Le importazioni in dollari potrebbero costare di più e questo potrebbe traslarsi sui prezzi di beni e servizi. È vero che il petrolio è ancora a buon mercato, ma non sappiamo per quanto resterà su questi livelli. C’è poi un altro aspetto che mi preoccupa.

 

Di che cosa si tratta?

L’Europa è sembrata incapace di esprimere un’azione coordinata, pare essere divisa. Se alla prima prova del fuoco erige barriere, limita i movimenti delle persone, mette in discussione l’Ue stessa, compreso il sistema economico. Non dobbiamo poi dimenticare che potremmo andare incontro a un referendum inglese sull’appartenenza all’Ue in un momento in cui l’Europa si trova in una guerra “non dichiarata”: lo scenario potrebbe farsi ancora più complicato e incerto.

 

Guardando più nello specifico all’Italia, cosa si aspetta?



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