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Economia e Finanza

AZIONI POSTE ITALIANE/ In Borsa sui minimi di giornata a 6,59 euro (oggi, 3 novembre 2015)

Le news sulle azioni di Poste Italiane in Borsa. Ancora i titoli non sono riusciti a tornare al prezzo di collocamento, che era pari a 6,75 euro. Vedremo cosa accadrà oggi

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Dopo aver toccato un massimo a 6,66 euro le azioni di Poste Italiane viaggiano ora sui minimi di giornata, intorno ai 6,59 euro, con un calo quindi intorno allo 0,2% rispetto alla chiusura di ieri. La flessione è cominciata in modo più pronunciato dopo le 12:30 e il calo generale di Piazza Affari certo non aiuta il titolo.  Buona partenza per le azioni di Poste Italiane in Borsa. L'apertura è infatti stata a 6,64 euro, in rialzo quindi rispetto ai 6,6 euro della chiusura di ieri. I primi scambi stanno poi portando il titolo sopra i 6,65 euro. Dunque la giornata sembra essere cominciata bene. Vedremo come proseguirà.  Ancora le azioni di Poste Italiane in Borsa non sono riuscite a ritornare al prezzo di collocamento pari a 6,75 euro. Ieri la giornata è stata positiva per il titolo, che è ritornato a quota 6,6 euro. Corrado Passera, intanto, continua a giudicare un errore la scelta di privatizzare la società. Poste Italiane, secondo l’uomo che in passato le ha guidate, hanno due cose importantissime per il Paese: 500 miliardi di euro di risparmi degli italiani che finanziano Cassa depositi e prestiti; servizi postali essenziali al minimo prezzo possibile. A Mix24, il Presidente di Italia Unica ha spiegato che “se uno si quota, diventa massimo prezzo possibile, non minimo”. Inoltre, “la Cassa depositi e prestiti vive sul risparmio postale”, mentre ora la società potrebbe “raccogliere per chiunque”.

Non è la prima volta che Passera esprime queste opinioni, anzi prima ancora dell’Ipo aveva espresso la sua contrarietà all’operazione. In ogni caso ieri ha detto la sua anche su Telecom Italia, che sembra essere “contesa” da due soggetti francesi. L’ex ministro ha spiegato che è sempre più evidente che con questo Governo i grandi gruppi hanno lasciato l’Italia. Bisognerebbe interrogarsi sul perché questo avviene. Per Passera, la risposta va cercata nel fatto che l’Italia non sembra offrire  opportunità alle aziende per porre qui la loro base.

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