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SPY FINANZA/ Gli "incroci pericolosi" per i mercati

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C'è però una criticità in questo dato, ovvero ciò che in realtà sta avvenendo in Europa con il Qe di Mario Draghi, la cui espansione è prevista per il mese di dicembre, probabilmente con un netto ampliamento della platea di collaterale eligibile per aumentare la potenza di fuoco. Bene, la criticità è quella rappresentata dal primo grafico a fondo pagina: ovvero, in Europa 2,6 triliardi di bond tradano a rendimento negativo, un nuovo record assoluto dopo i 2,4 triliardi di gennaio scorso, quando si sostanziò la scossa sul Bund. E questo cosa significa? Che la liquidità della Bce da un lato non sta portando a releverage di aziende e cittadini, bensì a propensione al risparmio e al deleverage, l'esatto contrario con un politica di tassi a zero o negativi dovrebbe stimolare e che, come ci mostrano il secondo e il terzo grafico, da un lato le aspettative inflazionistiche europee sono ai minimi storici rispetto all'obiettivo della Bce di circa il 2%, mentre dall'altro ci mostra come il trend sia simile anche negli Usa, con lo spread tra i due breakeven inflazionistici ridotto a soli 20 punti base. 

Insomma, le traiettorie stanno convergendo al ribasso e questo significa solo una cosa: rischio di deflazione conclamata un'altra volta, un effetto perverso perché il Qe nasce proprio per contrastare queste condizioni economico e monetaria. Quindi, bene il dato Pmi, ma Draghi stia molto attento a ciò che farà a dicembre, perché con la Cina in netto rallentamento, sbagliare una mossa e innescare uno shock deflazionario potrebbe essere mortale per il minimo di ripresa in atto nell'economia reale. Ma il rischio si amplifica dopo che proprio nel corso del weekend l'Institute of International Finance (Iif) ha rilasciato la seguente dichiarazione: «Le politiche di allentamento delle Banche centrali hanno varcato il punto dopo il quale i return cominciano a diminuire e mantenere i tassi bassi ancora a lungo potrebbe solo far aumentare il rischio di azzardo morale e distorsione dei mercati finanziari» (alleluja, alleluja, aggiungo io), tanto che come ci mostra l'ultimo grafico il gap tra il valore delle detenzioni americane di titoli, bond e altri asset finanziari e il trend del tasso di crescita dell'economia è ancora molto ampio e non lontano dal livello che ha raggiunto nel 2007, prima della crisi finanziaria. 

Ecco cosa dice l'Iif: «La Fed dovrebbe cominciare a normalizzare la sua politica monetaria il prima possibile, rimuovendo gli eccessi visto che quel gap di solito viene cancellato attraverso una correzione del mercato azionario». Insomma, l'economia e la finanza globale sono a un punto di incrocio di equilibri epocale, ogni singolo errore potrebbe risultare fatale in un mondo così interconnesso e i rischi crescono con il passare del tempo. La Fed dovrebbe alzare i tassi a dicembre? A mio avviso sì, anche se lo stato dell'economia reale Usa direbbe il contrario: serve uno shock subito, una distruzione creativa di schumpeteriana memoria per cercare di eliminare il più possibile degli eccessi finanziari che drogano il sistema e le sue valutazioni. Farlo ora potrebbe essere molto doloroso, rimandare potrebbe essere mortale. 

 

 

 

 

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