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FINANZA E POLITICA/ Il "taglio" per salvare Comuni, Regioni (e manovra)

Per FRANCESCO DAVERI, per scongiurare i tagli alla sanità basterebbe ridurre il numero di Regioni da 20 a 12. Mentre i Comuni dispongono già degli strumenti e delle risorse necessarie

Pier Carlo Padoan (Infophoto) Pier Carlo Padoan (Infophoto)

«Per scongiurare i tagli alla sanità basterebbe ridurre il numero di Regioni da 20 a 12. Mentre i Comuni dispongono già degli strumenti e delle risorse necessarie per ridurre al minimo i problemi nell’accesso ai servizi per i cittadini in seguito all’abolizione della Tasi sulla prima casa». Lo afferma Francesco Daveri, professore di Scenari economici all’Università Cattolica di Piacenza. Ieri il presidente della Corte dei conti, Raffaele Squitieri, in audizione al Senato ha mosso tre sostanziali rilievi alla Legge di stabilità. Il primo è “il carattere temporaneo di alcune coperture e il permanere di clausole di salvaguardia rinviate al futuro”. Il secondo sono le conseguenze per i Comuni dell’abolizione della Tasi sulla prima casa. Il terzo è che l’adeguamento delle prestazioni ai nuovi Livelli essenziali di assistenza (Lea) salgono a 800 milioni di euro, ma l’incremento delle risorse del Fondo sanitario nazionale è pari soltanto a 500 milioni.

Partiamo dalla prima questione, relativa alla presenza di coperture temporanee e al rinvio al futuro delle clausole di salvaguardia.

È un punto centrale, in quanto sta cambiando il significato delle clausole di salvaguardia. Queste ultime dovevano essere uno strumento per tenere fede a degli impegni di bilancio presi nei confronti dell’Europa e dei mercati, se per caso fossero venute a mancare le entrate fiscali previste o se si riusciva a realizzare una riduzione della spesa pubblica. Va però rispettato un quadro di finanza pubblica che va verso gli obiettivi indicati. Invece il fatto di rinnovare nel corso del tempo queste clausole di salvaguardia, senza mai mettere in atto gli aumenti di imposta o i tagli di spesa previsti, significa snaturarne il senso.

In che senso la Corte dei conti parla di “carattere temporaneo di alcune coperture”?

Nella legge di stabilità sono inserite delle entrate temporanee che sollevano dei dubbi sulla sostenibilità dei conti pubblici italiani, come per esempio l’imposta sui giochi. La stessa clausola migranti è temporanea, ma non è in contrasto con gli obiettivi indicati nella legge di stabilità in quanto con essa ci si limita a finanziare l’anticipo al 2016 della riduzione dell’Ires.

Quali provvedimenti presentano maggiori incertezze per la stabilità futura dei conti pubblici?

In primo luogo le voluntary disclosure. È problematico stimare quanto tornerà nelle tasche del Fisco negli anni a venire a fronte di questa misura. È vero che si tratta di un’opportuna riemersione di base imponibile, che quindi potrà dare luogo a ulteriori entrate fiscali per il futuro. È però per il momento difficile quantificare le maggiori entrate fiscali per il futuro.

Per la Corte dei conti, il taglio della Tasi “cristallizza” la capacità fiscale degli enti locali e “i servizi indivisibili graveranno sui non residenti”. È d’accordo con questi rilievi?

Se la cancellazione della tassa sulla prima casa avverrà nelle modalità indicate, i rilievi riguardano un punto rilevante. Toccherà poi ai Comuni fare di necessità virtù.

Quindi è vero che l’aggiustamento di bilancio rischia di “gravare prevalentemente sulle amministrazioni locali”?