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SPY FINANZA/ Le mosse delle Cina da guardare con "sospetto"

Pubblicazione:giovedì 5 novembre 2015

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Essendo in pieno rallentamento della crescita economica e con nessun punto di svolta all'orizzonte, è probabile che il governo cinese continuerà a incrementare il leverage: non appare casuale, letta in quest'ottica e dopo il dato delle Soe, la dichiarazione dello scorso settembre della China Merchants Securities, a detta della quale «la ratio di leverage del debito governativo cinese è ancora bassa, più bassa di quella di Stati Uniti, Europa e Giappone», facendo implicitamente capire che c'era spazio per un ulteriore aumento del debito. Siamo davvero sicuri che sia davvero bassa quella ratio? 

Il primo grafico a fondo pagina pare proprio dirci il contrario: stando a dati elaborati dalla McKinsey, il debito totale cinese alla fine dello scorso anno era a 28,2 triliardi di dollari (e da allora è salito ben oltre quota 30 triliardi), portando la ratio con il Pil a quota 300%! Vi pare bassa? Ma c'è un'altra implicazione decisamente importante, soprattutto se la Cina sta veramente limitandosi a caricare debito governativo sui bilanci delle Soe. All'inizio di quest'anno, quando il mantra governativo cinese era il deleverage assoluto, Haitong Securities disse che al fine di prevenire rischi sistemici il focus nei prossimi anni sarebbe stato proprio sul leverage governativo, visto che basandosi sulle esperienze vissute da altre nazioni, le politiche di stimolo monetario quasi sempre seguono un incremento del leverage statale, con i tassi di interesse che sul lungo termine tendono a zero. Insomma, per fare spazio al Qe in pieno stile, il governo continuerà sì a fare debito, ma lo scaricherà sui bilancio delle Soe fino a quando queste arriveranno al massimo gestibile: allora e solo allora, la Cina darà vita all'ultimo atto del processo globale di monetizzazione del debito e la Banca centrale comincerà apertamente a comprare circa 3-4 triliardi di debito che la Cina crea ogni anno. 

E, come ci mostra l'ultimo grafico, a quel punto il "Minsky Moment", non solo della Cina ma del mondo intero, sarà arrivato. Cosa sia il "Minsky Moment" è presto detto: si tratta di una teoria, definita "Ipotesi dell'instabilità finanziaria" che fu elaborata dall'economista neo-keynesiano Hyman Minsky, la quale però ha parecchi punti di contatto con la teoria dei cicli economici e di credito della Scuola austriaca, poiché basata sostanzialmente sugli eccessi di debito. 

Dopo i primi tre cicli, susseguitisi negli ultimi venti anni, a detta di molti ora la Cina sarebbe pronta a entrare nell'ultimo, il "Minsky Moment" appunto, il quale si sostanzierà con un aumento delle possibilità di una razionalizzazione disordinata degli eccessi cinesi. A oggi, infatti, l'efficienza con cui il credito genera attività economica nel Paese è già deteriorata, visto che - proprio come nel mal-investment della Scuola austriaca - sempre più investimenti finiscono in progetti non produttivi e sempre maggiore debito è usato unicamente per ripagare quello vecchio. E cosa comporterà? Stando alle analisi e alle simulazioni di Morgan Stanley, allo stato attuale delle cose, stante il rallentamento già in atto, il Pil cinese scenderà al 5% nei prossimi due anni, ma in caso di "Minsky Moment" si arriverà al 4% in un tempo molto più breve, con conseguenze disastrose per gli assets più esposti alla leva (banche e immobiliare) e per l'intera catena di offerta delle commodities, come titoli legati alle materie prime, titoli legati agli equipaggiamenti, fino a nazioni e valute legate direttamente alle commodities e ai loro cicli. 

Insomma, come vedete il mero dato mensile del debito delle aziende a controllo statale può dirci molto di più. E metterci in guardia.

 

 



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