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Economia e Finanza

FINANZA E POLITICA/ Sapelli: una nuova "dittatura" sta occupando l'Europa

Quanto sta avvenendo in Portogallo, spiega GIULIO SAPELLI, è sintomatico di una trasformazione sempre più evidente e pericolosa del concetto di democrazia in Europa

Pedro Passos Coelho (S) e Paulo Portas dopo il voto (Infophoto)Pedro Passos Coelho (S) e Paulo Portas dopo il voto (Infophoto)

La disciplina politologica, ossia ciò che un tempo si chiamava la scienza (della) politica, si arricchirà certamente di una nuova categoria concettuale ch'io avevo già provato a intravedere prima e a concettualizzare poi quando definii la nomina a senatore a vita di Mario Monti, contestualmente alla sua nomina a premier di un governo italiano insediatosi senza che l'esecutivo precedente avesse ottenuto la sfiducia del Parlamento, come un forma di dittatura romana. Ossia, come ci insegna la storia di Roma, quel succedersi di eventi che inverava una pratica del Senato romano che s'instaurava allorché i senatori, non trovando un accordo, nominavano un dictator temporaneo, perché temporaneamente incaricato di dirigere la cosa pubblica. Napolitano fu l'artefice di quello sfregio alla Costituzione Repubblicana in nome dell'ottemperanza ai dettati dell'ordalia teutonica dell'ordoliberismo vigente in Europa. 

Napolitano ha fatto scuola. In Portogallo, pochi giorni or sono, il Partito socialdemocratico di nome ma di centrodestra di fatto, ha raggiunto nelle elezioni la vetta del primo partito in quanto a voti, ma non è in grado di formare un governo che abbia la maggioranza in Parlamento. Cavaco Silva, Presidente della Repubblica, ha seguito l'esempio di Napolitano. Non ha rispettato le regole della democrazia parlamentare. Che avrebbero dovuto condurlo a dare l'incarico di formare il governo al segretario del Partito socialista, che con il nuovo Bloco de Esquerda e la coalizione formatasi tra verdi e Partito comunista dispone della maggioranza dei seggi. Ebbene, ciò non è accaduto e la motivazione è strabiliante: sono partiti che non rispettano le regole europee, si è detto, e quindi non debbono essere destinati a governare il Portogallo.

Da parte sua, anche Bruxelles sembra rinnovare l'avvertimento che la democrazia non deve diventare un ostacolo ai propri progetti. Jeroen Dijsselbloem, presidente dell'Eurogruppo e dell'Esm (European stability mechanism), ha detto: "La situazione economica e finanziaria non cambia in una notte con un'elezione", aggiungendo che "la democrazia non porta sempre stabilità". Il che è veramente strabiliante.

Stiamo uscendo dalla normalità democratica e ci avviamo per la via di una dittatura intermittente tecnocratica che entra in azione quando il potere situazionale di fatto che governa l'eurocrazia si salda con la subalternità della cuspide istituzionale chiamata in causa per rispettare una fedeltà a regole che non sono fondate sul principio di maggioranza, ma di adesione ideologica all'ordoliberismo vigente in Europa.


COMMENTI
07/11/2015 - Le dittature (Renato Mazzieri)

Le dittature esistono perché volute od accettate dalla maggioranza del popolo.

 
07/11/2015 - La fine di un mito (Paolo Azzone)

Ringrazio davvero il prof. Sapelli, la democrazia in Europa è al termine del suo ciclo. Nulla di nuovo sotto il sole, sono i grandi cicli storici. In genere il declino dlele civiltà si accompagna a forme di potere imperiali. Quello che invece mi disturba profondmanete è il silenzio dlel'intelligencija. Narratori, registi, poeti, grandi giornalisti, ma anche i docenti delle scuole superiori. da giovane pensavo a loro come a guide morali e politiche. Ma non si accorgono di nulla? o forse fingono.