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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Così l'Arabia Saudita può finire "in ginocchio"

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Ma, attenzione a chi fosse nel settore, anche la Cina e l'India del Nord hanno coltivazioni in proprio garantite da sistemi di irrigazione che stanno finendo sotto pesante pressione, quindi altri due potenziali acquirenti di import potrebbero spuntare sul mercato a breve. Fa impressione pensare che l'Arabia sia divenuta esportatore netto di grano nel 1984, quando era a zero produzione solo nei primi anni Settanta: il programma di autosufficienza, però, è stato di fatto vittima del proprio successo, visto che la extra-produzione ha messo a repentaglio gli acquedotti e portato la loro tenuta ai livelli minimi. Nel 2008, poi, il governo ha deciso per un'inversione di tendenza, riducendo gli acquisti domestici annuali di grano del 12,5%, rimpiazzando questa quota con le importazioni. Ora quel numero è divenuto somma totale. 

Quindi, da forza militare, religiosa ed energetica dell'area, l'Arabia sta finendo i soldi, l'acqua e anche il grano, con l'unico lato positivo garantito dalle forze deflazionarie in atto per i tassi globali a zero che renderanno l'import di grano a buon mercato per molto tempo ancora. Per quanto la Casa reale potrà permettersi di portare avanti una guerra come quella in Yemen e magari imbarcarsi anche nell'avventura siriana, visto il sempre maggiore profilo che il nemico storico iraniano sta garantendosi nell'area? Chi pagherà il prezzo al crollo delle valutazioni del barile, le mire geostrategiche o i cittadini attraverso il tagli del welfare? L'inossidabile regno che ha dato i natali a Bin Laden riuscirà a blandire le masse o sarà la prossima vittima di una primavera araba, più o meno eterodiretta? 

Sembra una questione da poco, ma non lo è, si tratta di nuovi equilibri geopolitici e geostrategici che si stanno creando tra le pieghe della fine del superciclo delle commodities e della crisi siriana: la mappa a fondo pagina ci mostra i Paesi che stanno ricevendo aiuti dal governo Usa e il loro ammontare: come vedete, l'Arabia Saudita non c'è, in compenso oltre all'alleato storico Israele che rimane il maggior percettore, a Washington puntano forte sull'Egitto. E, casualmente, tanto per inviare un segnale sia ad Al Sisi che a Putin, qualcuno ha fatto esplodere in volo un aereo commerciale russo partito dal Sharm-el-Sheik, facendo ripiombare il Sinai nel caos e schiantando il turismo egiziano, prima voce del Pil. Il mondo sta cambiando, radicalmente e noi sembriamo non accorgercene. 

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COMMENTI
07/11/2015 - Arabic sboom (Giuseppe Crippa)

Grazie Bottarelli per i suoi sempre più interessanti articoli di geopolitica! Le domande che pone anche oggi sono davvero acute e sarebbe bello che qualcuno – anche qui sul Sussidiario - provasse a rispondere… Proprio vero che il mondo sta cambiando senza che ce ne accorgiamo (o quasi, anche grazie a Lei).