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Economia e Finanza

FINANZA/ La "Chernobyl" pronta per i mercati globali

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Commenta von Greyerz: "Andate indietro con la memoria al 1995, quando Barings Bank collassò a Londra dopo una perdita di 827 milioni di sterline (l'equivalente attuale di 1,3 miliardi di dollari). La caduta di Baring fece crollare quasi tutte le banche di Londra. Venti anni più tardi, la stampa di moneta e la creazione del credito hanno dato vita a un sistema finanziario al di fuori di ogni controllo, che ha fatto ricorso in modo pesante a un leverage eccessivo e che è disperatamente sottocapitalizzato". E ancora: "Prendete come esempio Deutsche Bank. L'esposizione verso i derivati, ufficialmente, è di 75 trilioni di dollari. Ma la vera cifra è probabilmente superiore ai 100 trilioni. Noi facciamo finta che sia di 75 trilioni. Ora, il capitale di DB è di 83 miliardi. Ciò significa che basta una perdita dello 0,1% sull'esposizione lorda verso i derivati a far crollare la banca […]. DB è anche troppo grande per la Germania. I suoi derivati sono 24 volte il Pil tedesco e hanno lo stesso valore del Pil globale".

Tutto questo accade mentre l'economia reale sta collassando. La Cina, il maggiore trafficante di beni e servizi al mondo, ha esportazioni e importazioni in forte contrazione. E il dato più allarmante è proprio il secondo: le importazioni cinesi a settembre sono scese del 20,4% rispetto a un anno prima. Una catastrofe, che per ora non si è riflessa sui mercati finanziari drogati dal denaro facile. Secondo un recente report del colosso bancario Hsbc, il traffico di beni e servizi nel mondo è in calo del -8,4% e il Pil espresso in dollari americani è in contrazione del -3,4%.

Ma come mai gli indici di borsa continuano a salire vorticosamente? Perché le grandi aziende prendono denaro a prestito e acquistano le proprie azioni, una tecnica definita "buy-back", una pratica che negli Usa ha raggiunto livelli patologici. Basta vedere il primo grafico a fondo pagina. Come si vede dalla linea verde, il numero di aziende che riacquista azioni proprie è al massimo da quattro anni; e la quantità di riacquisto (barre azzurre) è ai massimi, vicino al top del 2007, prima dello scoppio della crisi. Nello stesso periodo, l'indice americano SP500 è solo salito, segno di una salita procurata solo da questi riacquisti. E mentre questo accade, i profitti aziendali calano, come si vede dal secondo grafico.

Siccome i profitti calano, le aziende prendono denaro in prestito a costo quasi nullo per gonfiare i propri valori di borsa e procurare lucrosi dividendi agli azionisti (e ricchi bonus per i manager). Ma questo non ha nulla a che fare con l'economia reale: il Baltic Dry Index (indicatore del traffico mondiale) è in continua discesa, ha sfondato al ribasso quota 800, mentre ad agosto aveva segnato un massimo relativo a 1200, in calo di oltre il 35% in soli tre mesi. Ora sembra dirigersi verso quota 500, minimo storico assoluto (da quando è scoppiata la crisi) visto a gennaio di quest'anno. E vengono a parlare di ripresa? Cosa succederà quando prima o poi i valori si riallineranno verso il basso? Fallimenti a catena? Tranquilli, ci penserà la Bce.

Commenta von Greyerz: "Le bolle in tutti i mercati degli asset, che governi e banche centrali hanno creato negli ultimi 25 anni, devono implodere prima che si possa tornare a una crescita reale del mondo. Ma le banche centrali non molleranno. Stamperanno più moneta al di là di quanto ritenuto possibile. Tuttavia, risolvere un problema con lo stesso metodo che lo ha creato scatenerà ovviamente una bolla più grande e un collasso più importante, dando vita a una iper-inflazione temporanea, prima che si presenti una deflazione depressionaria. Tristemente, considero la probabilità di questo scenario molto elevata". Se lo dicono loro…

 

 

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