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SPY FINANZA/ La "trappola" portoghese da osservare anche in Italia

Pubblicazione:martedì 1 dicembre 2015

Anibal Cavaco Silva (Infophoto) Anibal Cavaco Silva (Infophoto)

Ma attenzione, perché nonostante le rassicurazioni, ci sono almeno due incognite che gravano sul Paese. La prima, in caso il governo decidesse di trasgredire ai limiti impostigli dal Presidente su mandato Ue, potrebbe arrivare il taglio del rating da parte dell'unica agenzia che ancora garantisce l'investment grade al Portogallo, la canadese Dbrs, opzione che vedrebbe la Bce costretta a chiudere gli acquisti di bond lusitani poiché non più eligibili nella platea di collaterale, esattamente come quelli greci. Ma qui siamo all'extrema ratio, al ricatto finale in stile 2011 italiano. Secondo e più probabile, è il rischio di instabilità politica, visto che i socialisti dovranno governare in minoranza, non essendo stato raggiunto un accordo di coalizione con comunisti e Left, i quali garantiranno sì appoggio esterno, ma hanno già fatto sapere che manterranno mano libera e voteranno secondo coscienza. Insomma, su argomenti che mostrano sensibilità diverse, come il trattato sul commercio Ttip o la situazione siriana, il governo potrebbe andare clamorosamente sotto. E cadere. E il problema è serio, perché se da un lato la compattezza delle minoranze ha fatto cadere il governo di centrodestra imposto dal presidente della Repubblica nonostante il risultato delle urne, ora occorre dimostrare di poter governare e Cavaco Silva non sarà giudice imparziale, visto che non più tardi di quattro settimane fa definì pericoloso l'arrivo dei triumvirato di sinistra al potere, dichiarando che il Portogallo non avrebbe mai avuto un governo anti-euro o anti-Nato. 

E se la questione euro e Nato riguarda soprattutto comunisti e Left ma vede i socialisti assolutamente intenzionati a non porre nemmeno in agenda gli argomenti, sono le regole europee a porre qualche ostacolo, visto che i partiti di governo accetta la regole di budget imposte dalla Commissione ma le loro politiche, almeno così come le hanno annunciate in campagna elettorale e al momento di essere designati al governo, sono incompatibili sia con il Fiscal Compact che con le politiche di riforma del mondo del lavoro designate dalla troika. 

Eccone alcune delle più importanti: stop al taglio salariale e al congelamento delle pensioni per i lavoratori statali, salario minimo innalzato a 600 euro al mese più due mensilità di bonus, elettricità gratuita per le famiglie più povere, taglio dell'Iva per i ristoranti, blocco della privatizzazione dell'azienda dell'acqua Egf e della linea aerea Tap, sospensione del piano di apertura alla concorrenza dei privati nel trasporto pubblico di Lisbona e Oporto. Insomma, tutto tranne che un'agenda liberale, ma la situazione macro e dei conti potrebbe andare fuori controllo in tempi brevi. 

Societe Generale nel suo report dedicato al Portogallo ha detto chiaramente che Lisbona romperà la procedura per deficit eccessivo il prossimo anno, andando incontro al rischio di sanzioni da parte di Bruxelles, oltretutto con la spada di Damocle del Fiscal compact che incombe, visto che con la ratio debito/Pil al 128% Lisbona dovrà tagliare di un ventesimo l'ammontare superiore al 60% di ratio ogni anno per i prossimi vent'anni. In parole povere, contrazione assicurata e rischio di una spirale giapponese, stante l'inflazione stagnante nell'eurozona. E un funzionario europeo citato sotto anonimato dal britannico Daily Telegraph ha svelato il segreto di Pulcinella che ha riguardato fino a oggi il Portogallo: «La nazione, altamente indebitata, non ha prospettive fondamentalmente migliori della Grecia. Se la troika nel suo caso ha usato la mano più leggera è perché si voleva evitare un secondo disastro dopo quello di Atene, era troppo rischioso. Insomma, quella di salvare il Portogallo è stata una decisione meramente politica». 


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