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SPY FINANZA/ La "trappola" portoghese da osservare anche in Italia

Anibal Cavaco Silva (Infophoto) Anibal Cavaco Silva (Infophoto)

Ecco a voi l'Europa dei popoli e non delle lobbies! A occhio, più che la politica a incidere è stata l'enorme esposizione del sistema bancario spagnolo, già salvato una volta con soldi pubblici europei, verso il Portogallo. Il Fondo monetario internazionale ha già messo in guardia Lisbona sul fatto che non esistano più margini di errore nelle sue scelte politiche, anche se il debito privato è sceso dal 252% al 210% del Pil, come ci mostra il primo grafico a fondo pagina: l'economia, infatti, nel terzo trimestre di quest'anno è andata in stallo e rischia la contrazione negli ultimi tre mesi del 2015. Inoltre, nonostante il Paese abbia eliminato un deficit di conto corrente pari al 12% del Pil, questo fatto positivo è ampiamente imputabile al collasso della domanda interna e anche il "miracolo" rappresentato dall'export è andato in netta flessione a causa di un re-export con pochissimo valore aggiunto: in parole povere, la cura da cavallo ha eliminato i focolai di infezione più seri, ma ha lasciato il malato molto, molto debole a livello di struttura macro dell'economia. Nuova austerity significherebbe quindi stroncare sul nascere ogni possibile ribilanciamento sostenibile del tessuto economico. 

A dirlo sono i numeri, non le opinioni del sottoscritto: la crescita non salirà sopra l'1,4% nei prossimi quattro anni e la produzione resterà al di sotto dei livelli pre-crisi fino al 2020, lasso di tempo in cui i rischi di scivolare in una nuova recessione aumentano non di poco. Lo stesso debito pubblico resterà attorno al 130% del Pil per i prossimi quattro anni, una dinamica che lascia esposta la nazione al rischio di una possibile nuova crisi globale, soprattutto se questa partirà dal settore obbligazionario: in più, il secondo grafico ci mostra la poco rosea situazione delle sofferenze bancarie per gli istituti lusitani, stracarichi come i nostri di titoli di Stato. Insomma, una bomba a orologeria innescata. 

Ultimo ma non ultimo degli indicatori di rischio è la cosiddetta ratio Niip, ovvero la posizione di investimento internazionale netta, niente più che la classifica di attrattività dei vari Paesi nei confronti di investitori esteri: agli inizi degli anni Novanta la posizione portoghese era positiva, oggi è a -116% del Pil e in peggioramento. E con il Pil nominale che non sale e quindi le ratio di debito destinate a crescere automaticamente, la trappola per il Portogallo appare molto simile a quella greca ma con ricadute molto più pesanti, in primis la già citata esposizione spagnola. 

Servirà altra svalutazione interna e compressione salariale per cercare di uscire dall'impasse? No, ma se anche l'Europa lo chiedesse, il fronte oggi al governo ha vinto le elezioni proprio dicendo no a quella ricetta. Farà un passo indietro in nome della "stabilità"? Attenzione all'esperimento portoghese, potrebbe dirci molto del futuro degli altri Paesi periferici. Anche del nostro. 

 

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