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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ La "trappola" portoghese da osservare anche in Italia

In Portogallo la coalizione di sinistra ha ricevuto l'incarico di governare il Paese. Quel che accadrà, dice MAURO BOTTARELLI, è da osservare con attenzione anche in Italia

Anibal Cavaco Silva (Infophoto)Anibal Cavaco Silva (Infophoto)

Formalmente la notizia sarebbe di quelle da festeggiare con un brindisi, perché riporta un minimo di senso della democrazia e della rappresentanza in questa Europa di burocrati e consorterie, ma, di fatto, siamo di fronte all'ennesimo oltraggio. Dopo otto settimane di contese aspre e un tentativo al limite del golpistico, il presidente portoghese Anibal Cavaco Silva ha dovuto cedere e ha incaricato la coalizione di sinistra, dichiaratamente anti-austerity, di formare un governo. Insomma, per quanto io sia lontano mille miglia da certe impostazioni ideologiche, il fatto che socialisti, comunisti e sinistra estrema (Left) possano tentare di governare il Paese come volontà popolare ha espresso, è un qualcosa che fa piacere. Sbaglieranno? Saranno un fallimento? Spetta al popolo portoghese e a nessuno altro decretarlo e, nel caso, mandarli a casa. Ripeto, solo al popolo lusitano. 

E invece no ed è il motivo per cui dico che non c'è troppo da festeggiare: nel conferire loro il mandato, il presidente della Repubblica ha infatti anticipato che il governo verrà immediatamente rimosso nel caso prendesse decisioni in violazione della regole europee in fatto di deficit e Fiscal compact o se mettesse a repentaglio la "credibilità esterna" del Paese: «È un'illusione il fatto che il Portogallo possa esimersi dai suoi oneri verso creditori e istituzioni», ha chiosato Cavaco Silva. Insomma, provate pure a governare, ma con un'agenda prestabilita da me - quindi dalla troika - dalla quale non ci si può discostare, pena il decadimento dell'esecutivo: la chiamano democrazia. Ma c'è un motivo per cui il presidente della Repubblica portoghese agisce in questo modo, ovvero ai limiti della Costituzione: Lisbona negli ultimi anni era stata la bandierina da sventolare quando si parlava di austerità e Berlino ha più volte rimarcato il successo della cura da cavallo imposta al Portogallo, invitando gli altri periferici a seguirne l'esempio. 

Per Ricardo Amaro della Oxford Economics, la faccenda è tanto chiara quanto seria: «La Germania ha appena perso il suo migliore alleato per quanto riguarda la disciplina fiscale». Di più, l'esperimento lusitano formalmente non rischia di essere una replica 2.0 del caso Grecia, ovvero una nuova Syriza ampiamente ricattabile, questo perché lo scorso anno Lisbona, avendo fatto i compiti a casa, ha evitato di finire sotto tutela diretta della troika e, soprattutto, il Paese a differenza della Grecia non dipende dai soldi del fondo di salvataggio Esm per campare: insomma, non c'è leverage economica, solo politica. Inoltre, le prime mosse del leader socialista designato, Antonio Costa, non sono affatto parse quelle di un anti-europeista oltranzista. Anzi, ha immediatamente rassicurato i banchieri e i leader delle associazioni imprenditoriali che eviterà assolutamente i muro contro muro che hanno messo in ginocchio la Grecia e, soprattutto, tiene ben monitorato lo spread dei titoli di Stato, con il decennale che oggi viaggia attorno al 2,33% di rendimento, in aumento da inizio novembre ma sempre calmierato dallo scudo degli acquisti della Bce. 

E il paragone con la Grecia è stato immediatamente palesato anche dalle parole di un noto commentatore lusitano, Rui Tavares, rispetto al profilo del nuovo ministro delle Finanze, quel Mario Centeno, descritto da tutti come un economista del lavoro con un profilo molto blairiano: «Non è un nuovo Yanis Varoufakis».