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RIPRESA?/ Petrolio e Germania, le nuove "minacce" per l'Italia

Un impianto petrolifero (Infophoto) Un impianto petrolifero (Infophoto)

È un dato fortemente negativo. Una parte dell’attività produttiva italiana, soprattutto nel Centro-Nord, è legata a ciò che accade alle esportazioni e alla domanda interna tedesca. Se quest’ultima rallenta non è affatto una buona notizia.

 

Diverse auto tedesche hanno delle componenti italiane. Ci dobbiamo aspettare una tendenza negativa anche da noi?

La capacità delle imprese italiane di trovare nicchie di mercato è ben nota. Indubbiamente però questo è un momento molto difficile e faticoso.

 

Quanto ci devono preoccupare in definitiva i dati tedeschi?

La Germania è un gigante dai piedi d’argilla. Ha infatti bisogno di un flusso molto elevato di immigrati da impiegare nell’industria, o in alternativa della produzione di componenti a basso costo da parte di Paesi vicini come la Polonia e la Repubblica Ceca e la Slovacchia. Senza uno di questi due fattori la produzione tedesca sarebbe in ginocchio domani. Il problema è che si tratta di un serpente che si morde la coda.

 

In che senso?

Se crea un polo alternativo di Paesi a lei troppo legati, Berlino finisce per generare l’ennesimo squilibrio all’interno dell’Europa. Se invece rinuncia a questo progetto, a quel punto rimane debole a livello di forza lavoro, e quindi avrebbe bisogno di un flusso d’immigrazione ancora maggiore di quello che c’è. La Germania dunque non si sta muovendo in una logica europea. Nell’attuale situazione Berlino apparentemente si rafforza, ma potrebbe cedere da un momento all’altro.

 

(Pietro Vernizzi)

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