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Economia e Finanza

BANCHE E POLITICA/ Le nuove fondazioni da costruire dopo i salvataggi

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Non sono compatibili deleghe in bianco a manager che vivono nell'ottica del breve periodo senza alcuna responsabilità sociale nei confronti del territorio che si serve. Purtroppo abbiamo assistito in questi anni a questi fenomeni culminati nella crisi di queste 4 banche, ma che potrebbero riguardarne in futuro anche altre. Tra gli assetti proprietari delle 4 banche salvate spicca in questo senso la crisi del ruolo delle fondazioni bancarie che controllavano la maggioranza delle banche e che in qualche modo avevano l'onere di nominare manager all'altezza del compito sociale che una fondazione deve portare, nonché di controllarne sistematicamente l'operato. Aldilà della buona volontà che certamente sarà stata presente nei singoli amministratori è necessario un percorso di riflessione sulle modalità di gestione di tali enti, sul loro rapporto vivo con il territorio di appartenenza, sulla reale condivisione del compito ideale che la storia delle fondazioni consegna, sulle capacità umane e tecniche degli uomini nominati negli organi di governo, nonché sulla trasparenza di detti enti che garantisce quel dialogo permanente con il territorio di appartenenza e non con lobby di riferimento. 

Non si tratta di mettere in discussione il ruolo delle fondazioni bancarie che al contrario, se gestite con le modalità sopra dette, costituiscono una spinta propulsiva ai territori assolutamente irrinunciabile. Per rimanere nella regione Marche, accanto alla cattiva gestione di alcune Fondazioni è osservabile l'esperienza di altre che hanno dato un apporto positivo ai territori di competenza. La Fondazione Bancaria della CR Ascoli ha venduto la quota di proprietà della banca nei periodi migliori dotandosi di un patrimonio ragguardevole e svolgendo un'azione di sostegno al territorio fondamentale, divenendo un esempio di efficacia e presenza nella società civile, punto di riferimento per tutto il territorio. La Fondazione Carifermo ha perseguito invece una politica diversa puntando a detenere la quota di proprietà con il fine di preservare la presenza di un istituto bancario locale che oggi ha raggiunto la sua dimensione svolgendo una positiva azione. 

Per i territori delle Fondazioni Bancarie che controllavano Banca Marche si va ad aprire un nuovo scenario in quanto la perdita patrimoniale è notevole. Il patrimonio di queste fondazioni era investito tra il 70% e il 90% su Banca Marche e pertanto in alcuni casi cessa il ruolo che tali storiche fondazioni potranno svolgere sul territorio e comunque fortemente compromesso per le altre. Per tali territori si presenta la possibilità di andare a una riforma recuperando l' idealità per cui sono nate attraverso un'opera di rivitalizzazione dei vecchi enti, oppure attraverso la creazione di nuovi secondo le forme che i contesti e i bisogni attuali suggeriscono. 

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