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BANCHE E POLITICA/ Le nuove fondazioni da costruire dopo i salvataggi

Pubblicazione:venerdì 11 dicembre 2015

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È ancora vivo il dibattito sulla recente operazione di salvataggio delle quattro banche italiane: Banca Marche, Carife, Carichieti e Banca Etruria. Il costo dell'operazione è pari a 3,6 miliardi ed è tutto a carico del Fondo di risoluzione, sostenuto esclusivamente dal sistema bancario italiano senza alcun utilizzo di fondi pubblici. Il costo sociale dell'operazione per i territori interessati è enorme in quanto sono stati azzerati i valori delle azioni posseduti da 130 mila azionisti e delle obbligazioni subordinate in mano a 20 mila sottoscrittori: azioni e titoli che sono state acquistate massicciamente anche da piccoli risparmiatori. Solo per Banca delle Marche, l'istituto più importante del gruppo, si parla di una distruzione di valore per circa 1,5 miliardi sommando azioni e obbligazioni subordinate. In tale somma è ricompresa la perdita stimata dalla stampa in circa 400 milioni da parte delle fondazioni bancarie marchigiane che avevano il controllo della Banca. 

Tale risoluzione è stata imposta dalla Commissione europea che ha voluto anticipare parzialmente gli effetti della nuova direttiva Brrd che a partire dal 1 gennaio scarica su azionisti, obbligazionisti subordinati e depositanti sopra i 100 mila euro le operazioni di salvataggio delle banche. È certamente criticabile la rigidità della Commissione europea nei confronti del governo e delle banche italiane in quanto recentemente sono state avvallati salvataggi di banche tedesche con intervento pubblico prima dell'entrata in vigore della suddetta nuova direttiva, è altresì comprensibile lo spirito di detta direttiva che impone un principio di responsabilità nella gestione delle banche senza ricorrere alla Stato. Per la crisi finanziaria scoppiata nel 2007 gli Stati infatti sono stati chiamati pesantemente a intervenire per recuperare disastri provocati da un uso della finanza distorto e senza scrupoli che ha prodotto danni all'economia mondiale e quindi alle persone, crisi da cui dopo vari anni ancora non riusciamo definitivamente a uscire. 

In attesa di sapere se verranno a posteriori emanate delle norme per attenuare la perdita dei piccoli risparmiatori, vittime inconsapevoli, è fondamentale prendere atto della situazione e affrontare in maniera adeguata il nuovo scenario. Innanzitutto è fondamentale che il ruolo della Vigilanza sia all'altezza del compito per prevenire gestioni distorte. Alcune di queste banche erano stranamente uscite negli ultimi anni prima della crisi con utili appariscenti rispetto al resto del sistema bancario, al contrario impegnato fortemente a rettificare i propri bilanci con fondi di copertura di sofferenze che certamente sarebbero state contabilizzate nel prossimo futuro. Certamente nel nuovo scenario dovrà cambiare la modalità di approccio alla banca da parte del singolo risparmiatore che ora per i depositi superiori a 100 mila euro verrà automaticamente coinvolto nei processi di ricapitalizzazione a copertura delle perdite. A tutti gli effetti il singolo depositante si assume il rischio di impresa che pertanto andrà attentamente valutato. 

Il cambiamento più rilevante che è richiesto riguarda gli assetti proprietari delle banche in quanto le crisi obbligheranno a un coinvolgimento oltreché dei soci anche dei clienti della stessa. Oltre che comportamenti illeciti, che nel caso specifico sono in corso di accertamento, non potrà più essere ammessa una visione di breve termine nella gestione della banca, in quanto il valore reale che uno è chiamato a gestire riguarda tutta la base sociale fatta da dipendenti e clienti, nonché dal territorio di riferimento. 


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