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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Le manovre dell'Arabia Saudita per "comprarsi" gli Usa

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Lo scorso 21 settembre, ad esempio, Hussein Ibish, un insegnante senior dell'Arab Gulf States Institute di Washington, un nuovo think tank interamente finanziato dal governo saudita, scrisse un editoriale nientemeno che sul New York Times, minimizzando gli ultimi due anni di presunte e supposte divergenze tra i governi Usa e saudita e, in nome di un "Saudi-American Reset" come recitava il titolo dell'articolo, insisteva sul fatto che «i nuovi contorni di una rivitalizzata e in evoluzione partenership tra Usa e Arabia Saudita stanno cominciando a prendere forma». Peccato che nell'occhiello di presentazione dell'autore, il New York Times omise di dire ai suoi lettori che il think tank di cui fa parte è interamente finanziato da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, di fatto regalando propaganda a costo zero e stampata su quotidiani Usa letti in tutto il mondo. Alla base dell'intero sforzo di spin e manipolazione mediatica e politica di Ryad c'è Qorvis, un'azienda di consulenza che ha lavorato per il governo saudita fin dai mesi successivi all'attacco contro le Torri Gemelle del 2001: recenti rivelazioni legate al Foreign Agents Registration Act statunitense hanno dimostrate che Qorvis ha creato un intero sito web dedicato alla guerra in Yemen -www.operationrenewalofhope.com -, il quale inoltre cerca potenziali supporters in Stati selezionati e si premura di offrire notizie relativa al conflitto yemenita a giornalisti interessati. L'infografica a fondo pagina esemplifica e mette in prospettiva il modus operandi saudita attraverso Qorvis. 

La sfacciataggine di Ryad, poi, non pare avere limiti, quanto la poca lungimiranza (o la molta malafede) dei media statunitensi, visto che oltre a questo sito, nel luglio di quest'anno l'ambasciata saudita a Washington ha lanciato Arabia Now, un hub online per notizie legate al Regno, stando a quanto scritto nell'elegante presentazione alla stampa. Fin dall'inizio delle pubblicazioni, il sito ha ospitato post in cui l'Arabia veniva descritta come «la più generosa nazione del mondo», arrivando al parossismo quando scrisse che «l'Arabia Saudita è stato l'unico Paese a rispondere all'appello di assistenza umanitaria lanciato dall'Onu per lo Yemen, aumentando le sue donazioni di 274 milioni di dollari». Peccato che, contemporaneamente, lo stia bombardando e le navi da guerra saudite al largo della costa bloccassero proprio l'arrivo dell'assistenza umanitaria nel Paese. 

Ma visto che l'operazione è capillare e in grande stile, Qorvis ha anche ingaggiato altre aziende per porre in essere il suo lavaggio del cervello presso l'opinione pubblica americana, tra cui Tuluna Usa, un'azienda che si occupa di sondaggi online e l'American Directions Group, una compagnia di sondaggi telefonici fondata da un sondaggista che in passato ha lavorato per Bill Clinton. Casualmente, funzionari sauditi sono ospiti regolari nei programmi di informazione dei canali via cavo negli States e tutti gli eventi che i think tank legati a Ryad organizzano a Washington DC sono finalizzati a «rassicurare i cittadini Usa sul fatto che la guerra in Yemen è anche nell'interesse statunitense». Io ho finito lo sdegno, non so voi. 

 

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