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DALLA GRECIA/ Il conto ai cittadini per la "fregatura" di luglio

Pubblicazione:domenica 13 dicembre 2015

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Oggi, le ricadute di quel referendum - di cui nessuno si ricorda, anzi è stato volontariamente rimosso dalla memoria collettiva -  non vanno analizzate con le regole della politica, ma con quelle della sociologia. Che si possono sintetizzare con la famosa frase di Maurice Barrès: "La condizione prima per la pace sociale è che i poveri abbiano la percezione della loro impotenza". I greci hanno votato per il "no" pensando di avere il diritto di decidere del loro futuro, ma in realtà, proprio in questi giorni, stanno prendendo coscienza dell'inutilità di quella votazione. La loro "speranza" si è trasformata in "delusione". Quelle misure di austerità contenute nelle 47 pagine della proposta ellenica che dovevano essere sottoposte al giudizio popolare erano già carta straccia prima del voto, ma sono servite prima a illudere i greci circa la loro possibilità di esprimere il proprio parere, poi di accettare la loro impotenza di fronte alle scelte imposte dai creditori. 

Si potrebbe obiettare che nonostante la "fregatura" di luglio, i greci hanno votato a settembre ancora per Syriza. Ma avevano una valida alternativa? Il referendum? La più alta manifestazione della democrazia, scrissero i quotidiani italiani. Nello specifico, il referendum di Tsipras è stato l'ultimo atto di una tragedia degli equivoci recitata secondo il canovaccio del populismo di sinistra. O di una lucida  e cinica strategia? La domanda andrebbe forse rivolta ai metodici tedeschi. Ad Atene si otterrebbero risposte "bizantine".



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