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FINANZA E POLITICA/ Le mosse per evitare "l'apocalisse dell'euro"

Il futuro dell’euro appare molto incerto e uno dei suoi “padri”, Paul De Grauwe, ritiene che abbia il destino segnato. A meno di non compiere scelte precise, spiega GIUSEPPE PENNISI 

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Da anni, il matrimonio tra l’Unione europea e l’euro è pari a quello di una coppia, coniugata da lungo tempo, in cui marito e moglie si danno per scontati. È il momento più delicato, quello in cui le consuetudini prevalgono sul rapporto affettivo di lungo periodo ed è sufficiente un nonnulla per fare saltare il legame tra i due. Avvenimenti di questi ultimi giorni ci dovrebbero ricordare che il futuro della moneta unica non è affatto scontato, come per la coppia con oltre un quarto di secolo di matrimonio dopo un decennio di fidanzamento.

Da un lato, quale che sarà, l’esito delle elezioni regionali in Francia, una volta contati gli ultimi voti e proclamati i dati ufficiali, è chiaro che un terzo dei cittadini del Paese che nel 1989 propose l’unione monetaria e più insistette per la sua realizzazione, ora ne farebbe volentieri a meno. Da un altro, le elezioni in Polonia hanno dato una netta vittoria ai nazionalisti. In numerosi altri Stati dell’unione monetaria, e dell’Ue acquistano forza movimenti e partiti politici anti euro, più che anti sistema. Lo avevano previsto in molti sia mentre si negoziava il Trattato di Maastricht, sia negli della transizione verso la moneta unica e in quelli della crisi economica e dell’esplodere del debito sovrano. Contrariamente alla vulgata, si è trattato di voci non populiste e protezioniste, ma di liberisti come Martin Feldstein, Alberto Alesina, Pascal Salin e numerosi altri, tra cui il gruppo di economisti (e giuristi) tedeschi che si sono rivolti alla Corte Costituzionale di Karlsruhe per giudicare la conformità del Fiscal compact e del terzo piano di salvataggio della Grecia, tutti essenzialmente di “scuola austriaca” non “prussiana”.

Che l’euro sia in pericolo è venuto a ricordarlo, all’Università di Roma La Sapienza, uno dei “padri” dell’unione monetaria, Paul de Grauwe, ora alla London School of Economics, nelle due lezioni che, con il supporto della Banca d’Italia, vengono organizzate in memoria dell’economista Federico Caffè. Occorre ricordare che i libri di De Grauwe sull’unione monetarie sono testi adottati da università di numerosi Paesi (anche in Italia) e che l’economista ha sempre espresso critiche nei confronti di alcuni aspetti dei Trattati, specialmente a certi parametri quantitativi, ma è essenzialmente un liberale europeista.

Le due lezioni non sono una curiosità accademica. De Grauwe ha ripercorso accuratamente la strada dell’euro, dalla sua nascita alla crisi, non ha risparmiato riserve nei confronti di Stati, e Governi, che non hanno effettuato le riforme essenziali ad aumentare la competitività dei loro sistemi economici, e alla Banca centrale europea, le cui misure sono state, a suo (documentato) avviso, tardive e insufficienti. De Grauwe ha distribuito un testo (un vero e proprio saggio scritto per l’occasione) che si può leggere sul sito del Dipartimento di Economia e Diritto dell’Università La Sapienza. Sarebbe pleonastico riassumerlo.


COMMENTI
14/12/2015 - commento (francesco taddei)

a) la volontà dei popoli nazionali e cittadini-elettori non conta più? le élites possono decidere senza legittimazione e contro la volontà popolare? b)nel progetto dell'euro si è messo il tetto del 3% di indebitamento per lasciare autonomia agli stati-nazione (che grazie a Dio ci sono ancora). nel periodo di crisi il rischio era l'effetto contagio ma il deprezzamento dell'euro è stato deciso come strategia non come conseguenza della crisi. è stato il tradimento del coniuge grecia (conti truccati e indebitamento fino alla bancarotta)che ha rotto il patto di fiducia. con il superministro dell'economia la sovranità sarà abolita e le politiche "tedesche" saranno più stringenti perché ci saranno loro in quella carica. alternativa? un euro forte dei paesi del nord che si mangeranno un sud in bancarotta (perché replicheranno a livello europeo gli errori nazionali) c) soluzione? uno stato sussidiario che risparmia e taglia le tasse sulle imprese è l'unica cosa che può salvare i paesi in crisi. i piccoli passi? si ma per avvicinarci alla visione tedesca, non a quella greca!una autonomia nazionale in una logica di confederazione è ancora possibile!