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FED DAY/ Tassi Usa, la City vede una frontiera lunga a cavallo del 3%

Pubblicazione:martedì 15 dicembre 2015

Il presidente della Fed Janet Yellen Il presidente della Fed Janet Yellen

Gli investitori della City sono in attesa di sapere quali indicazioni darà la Fed sui futuri rialzi dei tassi d’interesse statunitensi. Tutti danno per scontata la stretta sul costo del denaro, che è la prima dal 2006. Quello che sorprenderebbe i mercati sarebbe piuttosto una decisione contraria. Ma è il ritmo dei futuri rialzi il vero market mover.

Peter Westaway, chief Europe economist di Vanguard Asset Management, dice che la cosa più importante non è quando la Fed comincerà ad alzare i tassi ma “cosa farà dopo”. La sua previsione è che il livello a cui i tassi si stabilizzeranno al termine dei rialzi, tra qualche anno, sarà “molto più basso del livello medio a cui di solito arrivavano”.

I tassi saranno alzati “molto gradualmente e lentamente” e invece di raggiungere il 4.5%-5% probabilmente si stabilizzeranno al 2.5%-3%, dice Westaway. La ragione va cercata nel tasso di crescita statunitense che è “più basso di quanto non sia stato in passato”. Ciò è dovuto in parte a ragioni demografiche, in parte a una produttività un pò più lenta e in parte perchè molta crescita di cui abbiamo goduto era il risultato di un indebitamento eccessivo, spiega l’economista.

Tim Drayson, chief economist di Legal & General Investment Management, dice che il rialzo dei tassi è stato “ben comunicato” e “i mercati finanziari lo stanno già pienamente scontando”. Quanto alla frequenza dei rialzi il prossimo anno, per Drayson la Fed alzerà di “un punto base per trimestre” a un dato momento nel 2016. Si tratta di un ritmo dei rialzi “più veloce di quanto i mercati hanno anticipato”, nota l’economista.

A dicembre, invece, il rialzo sarà più cauto. “Credo che la Fed intenda allontanarsi dallo zero senza causare troppa agitazione nei mercati finanziari,” dice Drayson, aggiungendo di attendersi “un quarto di punto per i federal funds”.   La crescente divergenza delle politiche monetarie in Europa e Stati Uniti non è percepita come un problema. Del resto, dice Drayson, le politiche monetarie non sono mai state completamente sincronizzate dal momento che le rispettive economie si trovano in cicli molto diversi. In Europa nel medio periodo c’è meno pressione inflazionaria rispetto agli Stati Uniti. Quindi “la Fed fa bene a cominciare la normalizzazione [della propria politica monetaria] mentre la Bce continua il suo programma di acquisto di assets,” conclude.

Anche Giordano Lombardo, Ceo di Pioneer Investments, si attende una progressiva normalizzazione della politica monetaria statunitense, che sarà “graduale” e focalizzata sul mantenimento dell’inflazione vicino al target del 2%.Economisti e investitori concordano sul fatto che i mercati hanno già scontato un rialzo a Dicembre, quindi non si aspettano un impatto significativo.

Dolores Ybarra, chief investment officer di Santander Asset Management, prevede un rialzo di un quarto di punto a Dicembre e sottolinea che “l’impatto ci sarà se la Fed non alzasse i tassi”. Se la Fed alzerà i tassi con una frequenza “aggressiva”, cioè a un ritmo più elevato rispetto alle previsioni, sarà uno choc per i mercati, dice Ybarra. Il rischio sta in ciò che i mercati non si aspettano o non hanno già scontato. Se la principale preoccupazione è la Cina, anche se tra gli investitori c’è consenso sul fatto che quello dell’economia della Repubblica Popolare sarà un “soft landing”, un “atterraggio morbido”.“La Cina è una scatola nera”, mancano certezza e trasparenza, dice Ybarra. Preoccupa soprattutto l’impatto che il rallentamento dell’economia cinese ha sulla ripresa dell’America latina, mercato strategico per la società d’investimento spagnola.


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