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FINANZA E POLITICA/ Usa-Ue, lo squilibrio che "piace" agli speculatori

Janet Yellen (Infophoto) Janet Yellen (Infophoto)

È vero che il tasso di disoccupazione è diminuito, ma la partecipazione al mercato del lavoro soprattutto di alcune fasce d’età è ancora molto limitata. A ciò si aggiungono altri segnali economici non incoraggianti. Per esempio, la Apple è ormai un colosso mondiale, ma ha un livello gigantesco di liquidità che in sostanza non è investito.

 

A novembre intanto l’inflazione in Italia è calata dello 0,4%. Come lo valuta?

Un tasso congiunturale del -0,4% è una diminuzione che desta serie preoccupazioni.

 

Se la Fed aumenta i tassi possono esserci effetti benefici anche a questo livello?

Non vedo nessi tra le due cose. Dobbiamo però chiederci perché l’inflazione sia desiderabile. Dietro l’obiettivo del ritorno all’inflazione al 2%, in realtà si sta compiendo una silenziosa manovra dal lato dell’economia reale.

 

Cioè?

Le imprese sono più propense a compiere lievi aggiustamenti dei prezzi, nell’ordine dell’1-2%, se la domanda dei consumatori interni è in crescita. Una crescita della domanda potrebbe quindi generare almeno un po’ di inflazione. In questo caso l’inflazione è un segno del fatto che le cose vanno bene, perché significa che la gente spende.

 

Quindi l’inflazione è desiderabile in sé?

No. Altra cosa è se l’inflazione deriva dal fatto che noi paghiamo di più i prodotti d’importazione, perché a quel punto il potere d’acquisto anziché aumentare diminuisce. In quel caso abbiamo dei problemi seri, perché aggraviamo ulteriormente una situazione di rallentamento economico che nel nostro Paese è già in essere.

 

(Pietro Vernizzi)

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