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CAOS BANCHE/ Un (inutile) polverone mediatico che ci riporta al crac Parmalat

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Nonostante tutti gli accorgimenti presi, dal punto di vista della trasparenza del mercato e della possibilità del risparmiatore di scegliere in modo oculato ci ritroviamo più o meno al punto di partenza. Riemergono gli stessi identici problemi di allora, cioè il mancato coordinamento di Banca d’Italia e Consob, le due autorità che si impegnano su un terreno comune anche se con compiti diversi. Insomma, le cose non hanno funzionato, anzi abbiamo avuto altri problemi come la vicenda del Monte dei Paschi.

 

Quale dibattito ne è scaturito?

Ne è scaturito un dibattito intenso su quanto è stato compiuto dalle autorità di vigilanza. Nel momento in cui c’è un cambiamento epocale nella gestione delle crisi bancarie, con il nuovo principio del bail-in che entra in funzione dal 1 gennaio, ci ritroviamo a confrontarci con lo stesso problema. La vicenda delle quattro banche lo mette sotto gli occhi di tutti. Si tratta di banche medio-piccole, che non hanno una valenza sistemica in quanto tali. Anche se un dato sistemico c’è.

 

Quale?

C’è nel senso di un malinterpretato localismo che per anni abbiamo dipinto come uno degli argini che hanno consentito al sistema bancario italiano di reggere meglio alla crisi. A livello locale emergono però favoritismi, clientelismi e conflitti d’interesse. Su questi sta indagando la magistratura, vedremo poi a quali risultati porterà. Nel complesso è però importante evitare processi e polveroni generali che poi ci fanno ripartire dal punto in cui eravamo rimasti. Questo non ce lo possiamo permettere, perché abbiamo a che fare con un sistema di gestione della crisi bancaria che dall’1 gennaio cambia radicalmente.

 

(Pietro Vernizzi)



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