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CAOS BANCHE/ Un (inutile) polverone mediatico che ci riporta al crac Parmalat

Pubblicazione:mercoledì 16 dicembre 2015

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«Nel caso delle quattro banche vanno evitati processi che mettano tutti sul banco degli imputati, dal parlamento al governo, dagli istituti di credito alla vigilanza. Già all’inizio degli anni 2000 dopo i casi Cirio e Parmalat si cercò di riformare il sistema, ma tutto è rimasto come prima». Lo evidenzia Guido Gentili, editorialista ed ex direttore de Il Sole-24 Ore. Sul quotidiano di martedì ha firmato un editoriale dal titolo: “Inchiesta parlamentare: maneggiare con cura”. Nel momento in cui la procura di Arezzo ha messo sotto accusa i vertici della Banca Etruria, in molti vorrebbero punire chiunque abbia avuto un ruolo anche indiretto in questa vicenda. Dopo il caso Cirio nel 2002 e il caso Parmalat nel 2003, il Parlamento approvò una nuova legge sul risparmio. Sull’onda lunga di questi scandali e di quello di Antonveneta, il governatore di Bankitalia, Antonio Fazio, si dovette dimettere il 19 dicembre 2005.

 

Gentili, quali riflessioni le suscita il fatto che ci ritroviamo al punto di partenza?

Innanzitutto ritengo che non sia indifferente se a occuparsi della vicenda sarà una commissione d’inchiesta o d’indagine. Se è d’indagine infatti non serve praticamente a nulla. D’altra parte il Pd ha comunicato che vuole una commissione d’inchiesta al Senato, dove è in corso da un anno una commissione d’indagine sul sistema bancario italiano e sulle regole europee. Quest’ultima ha già elaborato un documento finale che sarà approvato nei prossimi giorni. Il salto di qualità ci sarebbe quindi se si aprisse una commissione d’inchiesta.

 

Sarebbe la prima volta che si istituisce una commissione di questo tipo?

Sul tema delle banche ne abbiamo già conosciute due: una alla fine degli anni ’50 e quella sul caso Sindona dopo l’omicidio di Giorgio Ambrosoli nel 1979. All’epoca del caso Calvi ci fu un’iniziativa giudiziaria contro la Banca d’Italia e in particolare contro il governatore Paolo Baffi e il capo della vigilanza, Marco Sarcinelli. Fu un periodo drammatico, e la domanda da porci è se le misure da prendere oggi siano le stesse di allora.

 

Quale può essere la soluzione?

Non si può mettere in piedi solo un generico processo nel quale tutti sono colpevoli, dalla politica al governo, dalle banche alle autorità di controllo. In questo modo infatti si creerebbe un grande polverone che non arriva a nulla. Abbiamo avuto degli esempi negli anni scorsi: la vicenda dei bond argentini nei primi anni 2000, il crac Parmalat e la vicenda dei Cirio bond subito dopo. È stata messa mano alla regolazione ed è stata fatta una legge sul risparmio.

 

Con quali conseguenze?


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