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FED DAY/ Rialzo dei tassi, il pericolo in arrivo (anche per l'Italia)

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Tale politica monetaria, che ha stimolato l’inseguimento del rendimento, ha incentivato pure un corposo mercato di obbligazioni high-yield di scarso valore. E ciò che è più drammatico è che il calo delle quotazioni dell’intero mercato obbligazionario high-yield, non solo dunque quello relativo allo shale, ha raggiunto livelli che non si vedevano dal lontano 2010; i rendimenti sono schizzati, raggiungendo e superando i livelli visti con la crisi dell’euro di fine 2011; il deflusso da questo mercato in questo dicembre è stato notevolissimo; la disconnessione tra le quotazioni dell’azionario e quello obbligazionario di questo particolare segmento sono evidentissime; qualcuno dice che siamo solo all’inizio, e si tratta, tra l’altro, di una massa enorme che vale almeno 350 miliardi di dollari; infine, alcuni economisti vedono tali stress in questo settore come un incipiente segnale che preannunciata recessione. E quanto a disastri legati al mondo obbligazionario, noi in Italia, proprio in questi giorni, ne abbiamo “assaggiato” qualcosa per la crisi di quattro piccole banche (solo 1,5% del mercato dei depositi).

Rimanendo negli Usa, potremmo prendere in considerazione alcuni dati, come i difficili numeri delle vendite al dettaglio; il brutto dato manifatturiero che farebbe pensare che tale settore probabilmente è già in fase recessiva; l’alto livello delle scorte rapportate alle vendite. È immaginabile allora proprio in questo momento un drenaggio di liquidità? È il momento propizio? E allora, perché mai, a fronte di questo semplificato quadro economico-finanziario che, come si è potuto vedere, non è dei più rosei, la Fed potrebbe, come oramai gran parte degli economisti scommette, iniziare ad aumentare i tassi di interesse?

La Fed ritengo che sia ben conscia che anche un modesto aumento dei tassi, anche di soli 25 punti base potrebbe creare scossoni non legati all’aumento in se stesso, ma quanto alla modificata percezione di un’inversione di tendenza nella politica monetaria americana. Non è importante il primo aumento, ma la percezione di quello che viene dopo! E le borse si stanno già riposizionando al ribasso sulla base di questa percezione. La Fed, dobbiamo rimarcare, con la sua politica monetaria espansiva, sarebbe meglio dire, con i suoi esperimenti monetari, poi adottati da tutte le altre banche centrali, ha creato una curiosa situazione in cui da una parte abbiamo quotazioni elevate nelle borse, prefigurando così una situazione di espansione e crescita economica e, dall’altra, la spinta all’insù anche delle quotazioni del mercato delle obbligazioni e dei titoli di Stato, prefigurando così, all’opposto, uno scenario di debole crescita economica. Questi due contrastanti scenari, sarebbe meglio dire queste due bolle speculative, trovano solo una risposta conciliativa che è quella della stampa di enormi quantità di moneta.

La Fed dovrebbe dunque ben meditare su tutto questo. Può essa rimanere legata solo al dato della occupazione che apparentemente sembra andare a gonfie vele? Dico apparentemente perché anziché contare i singoli posti lavoro, la Fed dovrebbe guardare alle ore lavoro-persona; lo scenario, in questo modo, non sarebbe più così roseo. E ciò spiegherebbe anche il perché delle fiacche vendite al retail. Inoltre, si può ben immaginare che essa sia ben cosciente del deteriorato quadro economico generale, ma potrebbe, per una mera questione di attenzione alla sua immagine, alla difesa della sua autorevolezza, mettere in atto quello che varie volte ha dato a intendere di fare, ma che mai ha di fatto attuato. E questo sarebbe l’errore più grosso. Per essa e per tutti noi!

Vorrei concludere con una bella frase di Aldous Huxley che spiega bene il quadro della situazione di questo momento ed è di monito per la Fed: “I fatti non cessano di esistere, solo perché sono ignorati”.



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