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SPY FINANZA/ I "piani" dietro le mosse dell'Arabia Saudita

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Obama e Re Salman (Infophoto)  Obama e Re Salman (Infophoto)

A Washington stavano già muovendosi in tal senso ma spacciandosi per amici, tanto che dietro al ritiro delle truppe turche proprio dall'Iraq ci sarebbe l'ordine di Washington nei confronti di Obama per non irritare i governi di Baghdad e Teheran, oltre che i russi. Ma i piani reali di Usa e Arabia Saudita sarebbero esattamente opposti: non combattere l'Isis, ma abbattere Assad in Siria e depotenziare l'asse sciita. Come? La strategia è già pronta, visto che stando a quanto riportato da RT, mai smentita, durante un meeting a Baghdad dello scorso 27 novembre, il senatore repubblicano John McCain - uno che l'Isis lo conosce bene, avendo contribuito a farlo crescere quasi fosse un figlio - avrebbe detto al primo ministro iracheno, Haider Abadi e una ristretta schiera di funzionari e ufficiali dell'esercito che «truppe straniere nell'ordine delle 100mila unità saranno dislocate nelle regioni occidentali dell'Iraq, di cui 90mila provenienti da Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti e Giordania, più 10mila truppe statunitensi». Addirittura, McCain definì la decisione «già presa e non negoziabile». 

Stranamente, ecco le parole pronunciate il 9 dicembre scorso dallo stesso John McCain: «Una piccola componente di forze americane insieme a forze internazionali potrebbe andare e sconfiggere il Califfato. Se andiamo con una forza araba molto ampia, che comprenda anche turchi ed egiziani, possiamo avere la meglio di 20-30mila uomini dell'Isis, non sono dei giganti». E, sempre lo stesso giorno davanti al Comitato parlamentare, ecco il redivivo Jimmy Carter annunciare come nel suo sforzo diplomatico abbia contattato 40 Paesi e che a suo modo di vedere i Paesi del Golfo e la Turchia devono intervenire più attivamente "in the game". Le combinazioni, a volte sono davvero pazzesche, non credete? 

Ed eccoci arrivati alla terza agenda nascosta della strategia saudita, benedetta e concordata con l'Amministrazione Obama: salvare a ogni modo il Regno dall'incombente crisi finanziaria legata al prezzo del petrolio in calo e dopo la folle decisione, presa proprio da Ryad come membro forte dell'Opec, di non abbassare il livello di produzione giornaliera, aumentando così la saturazione del mercato che per il 2016 vedrà un surplus giornaliero di 700mila barili. L'azzardo di Ryad, ovvero pompare di più e cercare di rubare quote di mercato estero ai suoi competitor (Usa, Iran e Russia) non ha pagato e, anzi, sta risultando decisamente controproducente, tanto che le casse del Regno piangono per i mancati introiti e per i miliardi che si stanno spendendo per la criminale guerra in Yemen. 

La Russia, infatti, ha capito che la guerra da vincere in primo luogo è quella della sopravvivenza e l'altro giorno il vice-ministro delle Finanze, Maxim Oreshkin, ha reso noto che il Paese sta preparandosi per uno scenario energetico che vedrà il prezzo del barile a 40 dollari di minimo e 60 di massimo per i prossimi sette anni, una prospettiva che se si rivelerà concreta avrebbe conseguenze devastanti per i membri dell'Opec. E come ci mostra questo grafico, gli short sul petrolio sono ai massimi storici, quindi anche la speculazione punta decisa verso nuovi minimi, dopo che l'altro giorni si è scesi sotto quota 35 dollari, livello che non si vedeva dal 2004. 

 

 



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COMMENTI
16/12/2015 - Arabia saudita e co. (delfini paolo)

Arabia saudita, Qatar, Turchia,Pakistan, Libia Indonesia ecc che creano una "alleanza per combattere il terrorismo"... se non fosse in ballo una questione seria e grave , potrei solo sghignazzare !