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SPY FINANZA/ I "piani" dietro le mosse dell'Arabia Saudita

Obama e Re Salman (Infophoto) Obama e Re Salman (Infophoto)

Intervistato dal quotidiano Vedomosti, Oreshkin ha dichiarato che «vivremo in una realtà completamente diversa da qui al 2022». E la stessa Bank of America ha parlato chiaramente del rischio di una guerra dei prezzi su ampia scala se Arabia Saudita e Iran ingaggeranno uno scontro per la conquista di quote di mercato. L'International Energy Agency nel suo ultimo report mensile ha detto chiaramente che «l'Opec ha smesso di operare come un cartello e sta pompando in base alla volontà dei suoi membri», questo proprio per cercare di tagliare fuori i rivali dal mercato. 

Un'idiozia, ma che mostra plasticamente la disperazione di Ryad di fronte a numeri che parlano chiaro: gli introiti dell'Opec caleranno a 400 miliardi quest'anno, quando solo nel 2012 erano a 1,2 triliardi. E questo spiegherebbe perché Washington sia stata non solo sponsor ma ideatrice dell'allegra brigata araba contro l'Isis, come la visita di McCain in Iraq ha dimostrato. Con cali simili degli introiti dei Paesi produttori, infatti, rischia di saltare del tutto il riciclo di petrodollari nel sistema finanziario Usa e globale, visto che non si investono più i surplus garantiti dall'export di greggio in assets Usa e denominati in biglietti verdi, ma, anzi, si drenano risorse dai mercati. E il fatto che ci sia ancora spazio per lo stoccaggio, visto che nuove location pronte a custodire 230 milioni di barili sono quasi pronte - molte in Cina -, mentre le scorte Usa sono ancora al 70% della capacità totale, fa pensare che potrebbe essere la Russia a voler giocare d'azzardo ora, aumentando ancora la produzione, dopo che a ottobre a stabilito il nuovo record post-sovietico. 

Per il vice-premier russo, Arkady Dvorkovich, «l'Opec a un certo punto dovrà cambiare tattica, possono durare ancora un po' di mesi, ma non di più». E, infatti, proprio ieri sul mercato hanno cominciato a circolare voci di una possibile riunione d'emergenza del cartello petrolifero entro la prossima primavera per tagliare la produzione e dare un po' di ossigeno ai prezzi, rumors che hanno garantito un minimo rimbalzo al prezzo del greggio. Insomma, la Russia sta andando a vedere il bluff saudita come in una partita di poker e allora serve intervenire, fare altro: una bella missione congiunta contro il terrorismo, "tutto il terrorismo", come si sono affrettati a sottolineare a Ryad. E magari, durante questa guerra, qualche pipeline od oleodotto può essere colpito, inviando uno shock rialzista sul mercato, senza dover fare la figuraccia davanti al mondo di tornare sulle proprie posizioni in seno all'Opec e svelare a tutti che il Re è nudo. 

Certo, molti fanno notare che questo è un azzardo anche per Mosca, visto che l'economia è in recessione e il deficit di budget è salito al 4,4% del Pil, includendo tutte le liabilities governative. Di più, servono 40 miliardi di dollari solo per ricapitalizzare il sistema bancario, ma la Russia ha ancora riserve che Ryad non ha più e, soprattutto, ha un alleato munifico come la Cina, la quale ha anticipato a Rosneft e Gazprom parte dei soldi per il mega-contratto di fornitura siglato lo scorso anno, permettendo alle due aziende di onorare tutto il debito estero in scadenza. 

Attenzione, al Cremlino non c'è più l'ubriacone Eltsin che fece la gioia di oligarchi e gentaglia di ogni risma pronta a depredare le ricchezze del Paese, c'è Vladimir Putin e la sua santa alleanza, sia con la Cina che con Siria e Iran in Medio Oriente. Ci penserei due volte a fare strani errori, se fossi Ryad, perché se al primo caccia abbattuto Mosca ha soprasseduto, se dovesse accadere altro, penso che parte dell'Arabia Saudita sarebbe ridotta a posacenere.

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COMMENTI
16/12/2015 - Arabia saudita e co. (delfini paolo)

Arabia saudita, Qatar, Turchia,Pakistan, Libia Indonesia ecc che creano una "alleanza per combattere il terrorismo"... se non fosse in ballo una questione seria e grave , potrei solo sghignazzare !