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Economia e Finanza

FINANZA E POLITICA/ Italia-Ue, lo scontro che può farci affondare

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

Con queste parole, nel dicembre del 2014, il Commissario europeo Jonathan Hill illustrò le nuove regole sui salvataggi bancari, create con l'obiettivo di evitare nuovi salassi ai bilanci pubblici dopo gli interventi effettuati in Germania, Regno Unito, Francia, Belgio, Olanda, per non parlare del primato negativo dell'Irlanda. 

Il fondamento teorico era che se azionisti e obbligazionisti rispondono direttamente, con i loro investimenti, delle perdite della banca, staranno più attenti a dove investono, togliendo i soldi dalle banche rischiose, trasferendoli a quelle più solide e quindi nel complesso accrescendo la stabilità del sistema finanziario. Secondo l'ispirazione di chi ha disegnato il nuovo sistema, nel passato questa disciplina mancava perché le perdite venivano distribuite tra tutti i contribuenti, mettendole a carico del bilancio pubblico. Pertanto i contribuenti pagavano anche per rischi che non avevano assunto direttamente.  

Peccato che la nuova filosofia sia stata applicata per la prima volta proprio in Italia, ove l'intervento pubblico si era limitato a un prestito (a tassi a usura) a Monte Paschi. Su questo la polemica infuria, assieme alle grida di chi chiede di fare un passo indietro, tornando al vecchio principio che il risparmio, incolpevole e ignorante dei rischi, vada comunque salvato. Purtroppo non è più così. Certo, il risparmio, ben protetto dalla Costituzione, ma tutelato. Ma senza illudersi che possa essere stesa una rete di protezione che valga per tutti, oltre i "casi umani" e l'emergenza che deve riguardare i più bisognosi. 

Merita, al proposito, prender esempio dal Care Act inglese del 2014, che rivede profondamente i principi del welfare del Regno Unito. D'ora in poi, si legge, la pensione dei cittadini sarà sempre più assicurata dalla previdenza integrativa, chiamata a surrogare la pensione pubblica. Per questo motivo, la tutela dei quattrini, sia quelli di oggi che quelli futuri, rappresenta un obiettivo strategico per lo Stato. Di qui la legge prevede che le autorità locali debbano facilitare l'accesso dei cittadini alla consulenza finanziaria disciplinata tramite enti no profit (money advice service piuttosto che pension wise). "Le autorità locali dovranno avere un ruolo importante per facilitare l'accesso all'informazione finanziaria indipendente qualora i servizi pubblici non siano attrezzati in materia". Insomma, prima di sottoscrivere un prodotto consigliato da una banca o altro intermediario, il cittadino potrà consultarsi con un esperto indipendente che gli consiglierà (senza indirizzarlo verso un intermediario o l'altro) la strategia a lui più adatta per età, aspirazioni, attese di reddito. L'istituzione di sportelli di questo tipo potrebbe rivelarsi più efficace della compilazione di questionari illeggibili che non tutelano nessuno. 

E, tanto per parlare di cultura, perché non utilizzare, se ci sono, i 500 euro promessi ai futuri elettori diciottenni per istituire corsi di cultura finanziaria, seri e severi entro l'ambito scolastico? Forse è più importante capire come opera un tasso di interesse o i rischi che comporta un default piuttosto che farsi quattro risate a teatro. Anche se studiare di più, si sa, non sempre porta voti. 

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