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GAVIO-ECORODOVIAS/ Così le autostrade italiane diventano "multinazionali"

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Andare all'estero, "anche" all'estero, si spiega in parte proprio con la determinazione a diversificare il "rischio mercato" e andarsi a prendere la ripresa là dove c'è. Perché in Italia - si legge sempre nella relazione di bilancio di Itinera - è fatale ridurre il fatturato, vista la "composizione dell'attuale portafoglio lavori, interamente riconducibile a commesse da eseguire sul territorio nazionale, che, seppur di importo ragguardevole, comprende diverse opere, afferenti in particolare a iniziative in project finance (il sistema di finanziamento delle infrastrutture pubbliche con risorse sia statali che private, ndr), i cui tempi di realizzazione purtroppo a oggi si stanno prolungando a causa delle difficoltà finanziarie e della lentezza degli iter amministrativi delle iniziative".

Intendiamoci: non che in Brasile sia facile lavorare o che la burocrazia carioca sia un modello di efficienza. Ma c'è voglia di fare, prospettive, dinamismo e investimenti internazionali. E comunque il Brasile non è tutto il mondo, e non è l'unico mercato dove il gruppo Gavio conta di crescere. L'attuale piano industriale di Itinera vuole sviluppare nel 2018 una produzione all'estero di circa 400-500 milioni, più che in Italia. «Puntiamo soprattutto all'area del Golfo e nello specifico a Oman, Qatar e Arabia Saudita». E sul fronte delle concessioni, la mossa di Ecorodovias; un'acquisizione pagata poco, se si considera che i venditori avevano speso tre anni fa un miliardo per il 20% e oggi vendono il 41% per 529 milioni. 

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