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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Tre "previsioni oltraggiose" per il 2016

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Ora, ovviamente, gli Usa cercheranno di rientrare nel gioco diplomatico e di far pesare le proprie posizioni e i propri interessi, ma se davvero Vladimir Putin dovesse riuscire a mettere completamente in ombra l'Amministrazione Obama, divenendo il "padre" di una transizione di potere in Siria nell'ambito di un accordo regionale contro il terrorismo, allora le scommesse sarebbero davvero tutte aperte. Primo, verrebbe depotenziato il ruolo sia dell'Arabia Saudita ma soprattutto della Turchia, la quale si trova già in precario equilibrio interno e con la situazione valutaria in peggioramento costante. Di più, un accordo su ampia scala che ridisegni gli equilibri mediorientali potrebbe porre fine al flusso enorme di profughi che si riversano in Europa, uno sviluppo che farebbe particolarmente piacere ad Angela Merkel, la quale come vi ho detto nel mio articolo di giovedì, sta pagando un prezzo molto alto alla sua politica di porte aperte. A quel punto, avendo già l'Italia fatto sapere con anticipo il suo parere favorevole, la Germania potrebbe spingere in sede europea per la rimozione delle sanzioni contro la Russia, contraddicendo la sua posizione di questi giorni. A quel punto, Putin avrebbe ottenuto tutto ciò che vuole: avrebbe imposto la sua impronta nella politica mediorientale, avrebbe espanso l'influenza russa ben oltre i vecchi confini sovietici e avrebbe risolto il congelamento delle relazioni con l'Ue dovuto alla questione della Crimea. A quel punto, rublo e Borsa russa andrebbero in rally, i titoli delle aziende europee legate all'alimentare schizzerebbero grazie all'eliminazione del bando russo sull'import, mentre i titoli tedeschi sarebbero tra i più gettonati perché la fine delle barriere e delle sanzioni spingerebbero l'export al massimo verso il primo partner commerciale dell'Unione europea. 

Gli Usa permetteranno uno sviluppo simile? No, ma resta il fatto che questa è l'agenda di Putin e penso che il presidente russo farà di tutto per ottenere il massimo, essendo questa un'occasione assolutamente storica per ribaltare gli equilibri geopolitici. Vediamo ora la questione petrolio, la quale potrebbe certamente essere caratterizzata da una marcia indietro forzata dell'Arabia Saudita in seno all'Opec, come vi dicevo nel mio articolo di mercoledì, ma potrebbe anche sostanziarsi nella dinamica opposta, ovvero l'utilizzo di ciò che rimarrà dell'Isis per procurare uno shock rialzista sul prezzo attraverso grandi danneggiamenti dei principali siti di produzione e raffinazione e delle infrastrutture strategiche di alcuni Paesi del Medio Oriente, in primis l'Iraq, la cui produzione sta crescendo, ma anche la Siria e la Libia. Questi atti potrebbero poi avvenire in contemporanea con rinnovate tensioni nell'area strategica del delta del Niger e nessuno può escludere un colpo di Stato in Venezuela, ora che Maduro ha perso il potere e le retroguardie del movimento rivoluzionario di Chavez potrebbero tentare il tutto per tutto.