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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Tre "previsioni oltraggiose" per il 2016

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Inoltre, molti analisti appaiono preoccupati per la situazione in Algeria, stante anche l'età non più giovane del presidente Abdelaziz Bouteflika, senza il quale la nazione potrebbe molto facilmente venire infiammata dal contagio mediorientale e finire nel caos. A quel punto, la tensione sul mercato del petrolio potrebbe diventare irrazionale e, a fronte della saturazione e del surplus di offerta che per il 2016 sarà di 700mila barili l'anno, spingere le quotazioni rapidamente al rialzo, soprattutto se dall'Opec dovesse arrivare il messaggio di una non capacità di rimpiazzare l'offerta venuta a mancare a causa dei danneggiamenti e delle situazioni di tensione politica. 

A quel punto, con il barile a 100 dollari, la Fed potrebbe bloccare il suo ciclo di contrazione monetaria, visto che la Cina potrebbe facilmente finire in una sorta di recessione tecnica. Immediatamente, i titoli legati a nucleare ed energie rinnovabili potrebbero dare una spinta strutturale agli indici di molte Borse. 

Ma c'è un'altra ipotesi, ovviamente "oltraggiosa", che potrebbe sostanziarsi nel 2016. Con Barack Obama ormai ridotto politicamente a un'anatra zoppa dall'avanzata diplomatica della Russia e gli Stati Uniti concentrati quasi unicamente sul fronte interno delle presidenziali, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu potrebbe tentare di far saltare l'accordo sul nucleare civile iraniano, dando ordine all'aeronautica di attaccare alcune infrastrutture atomiche in risposta a una supposta minaccia diretta. Questo, ovviamente, porterebbe ulteriore tensione in Medio Oriente e orienterebbe in maniera chiara le elezioni statunitensi, ponendo il tema della sicurezza e degli Stati canaglia in cima all'agenda dei candidati. In virtù di tutto questo e di prove della malafede iraniana, vere o presunte tali, l'accordo con Teheran salterebbe e le sanzioni addirittura rafforzate. Immediatamente, il petrolio salirebbe di prezzo, così come l'oro e i contratti commerciali già firmati con l'Iran verrebbero congelati, colpendo soprattutto le aziende petrolifere europee. E a fronte di un rischio per il mercato azionario israeliano, il comparto difesa e armamenti volerebbe alle stelle nell'attesa di un ampliamento generalizzato delle spese per la sicurezza nazionale da parte dei vari Stati, il cosiddetto "warfare", il miglior moltiplicatore del Pil che esista. 

Se poi, per puro caso, Donald Trump e la sua agenda tutt'altro che ortodossa dovessero prendere domicilio alla Casa Bianca, quell'effetto moltiplicatore garantito dal comparto difesa arriverebbe al suo nadir, innescando inoltre un deprezzamento del dollaro che farebbe la gioia delle corporations americane focalizzate sull'export. 

Succederà qualcosa di quanto vi ho detto nel 2016? Chissà, ormai manca poco, stiamo a vedere. 

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